Il corpo del marito è rimasto tre giorni nella camera da letto dove, sabato scorso, Vincenzo è morto. Il coronavirus sembrerebbe avere poco a che fare con la morte dell’uomo, 82 a maggio, eppure Carmela è bloccata nella sua casa di Fuorigrotta, a Napoli, con il cadavere di suo marito da tre giorni, in attesa del ritiro della salma da parte delle pompe funebri.

A raccontare la storia a Il Mattino è il figlio della coppia, Gennaro, che, così come la sorella, abita fuori regione, bloccato anche lui dalla restrizione per il coronavirus. La sera prima di Pasqua il padre si sente male, accusando dolori lancianti alla schiena e al torace. Fino a quel momento non aveva avvisato nessun malore. Anzi, le sue condizioni di salute erano tali che, insieme alla moglie, erano riusciti a trascorrere la quarantena in autonomia. La donna chiama la figlia al telefono che, a sua volta, allerta una vicina. Vincenzo sta male e decidono insieme di allertare il 118.  Sono quasi le 21 e Gennaro riceve la telefonata della vicina che teme che il padre sia morto. L’ambulanza arriva di lì a poco.

“I sanitari sono giunti dopo circa un’ora dalla nostra richiesta con un equipaggio senza medico e senza protezioni– spiega Gennaro- hanno constatato il decesso e, avendo rilevato una temperatura di 38,5°C a mia mamma e hanno allertato tutti sospettando un caso di Coronavirus in mio padre”.

La vicina viene rimandata a casa e, per tutti, viene ordinata la quarantena. La madre di Gennaro deve restare in casa ma non può entrare nella stanza dove è appena morto il marito.

Dopo poco arriva una seconda ambulanza, attrezzata coi dispositivi di sicurezza, che consta il decesso di mio Vincenco alle 21.55. Il referti parla di cause naturali per arresto cardiocircolatorio ma nonostante ciò vengono imposte le procedure legate al protocollo sanitario per il Coronavirus.

Entrambi i figli provano a contattare la protezione civile per cercare di tornare a casa e aiutare così l’anziana madre da sola in casa con il cadavere del padre e senza sapere se dovrà essere sottoposta a tampone.

“L’Asl ci ha detto – spiega Gennaro -di non poter intervenire prima di due giorni, il martedì successivo e comunque senza poter praticare i test tramite tamponi perché finiti“.

La donna trascorre quindi la prima notte sola in casa. Il giorno dopo riceve una telefonata dalla polizia per sincerarsi delle sue condizioni e di eventuali necessità legate a spesa, cibo, salute. Ma la situazione non cambia, la donna passa una seconda notte con il cadavere in casa.

Solo il giorno dopo, a Pasquetta, i familiari ottengono lavisita domiciliare del medico di base che certifica il decesso dell’anziano per cause naturali e viene avviata la documentazione per ritiro della salma da parte delle pompe funebri. Nel frattempo, però, l’Asl autorizza i  due tamponi, per Vincenzo e Carmela, alle 14 e il servizio di assistenza a persone vulnerabili per l’anziana da sola in casa.

“Pare ci sia stata una denuncia anonima che ha fatto scattare la procedura per i test anche se a causa di questa odissea, il cadavere di mio padre rimarrà un terzo giorno in casa” conclude Gennaro.