C’è il prete che vuole la rinascita della Democrazia Cristiana, perché l’Italia è allo sfascio da quando non c’è più la Dc. E il parroco orgoglioso di aver protestato con i suoi fedeli contro una megadiscarica: «L’abbiamo bloccata, abbiamo fatto bene. Se non fossimo intervenuti avremmo avuto la più grande e illegale discarica d’Europa». Ma anche il sacerdote che pensa di confrontarsi con la società, di dialogare, partendo dalla dottrina sociale della Chiesa, trasformando la sua città: Capua, in un luogo armonico, bello. Sono solo alcuni dei circa 400 sacerdoti che a metà del gennaio scorso si sono incontrati a Teano, luogo scelto forse perché la Diocesi ha un bel teatro auditorium, ma che la Provvidenza ha caricato di un incredibile simbolismo. Come a Teano (a dire la verità a Taverna Catena, oggi frazione di Vairano Patenora, come insegna la Treccani) fu fatta l’Italia il 26 ottobre 1860; a Teano, il 14 gennaio 2020 si è manifestato l’esercito di Papa Francesco.
«Quante divisioni ha il Papa?» si domandava Stalin a Yalta. La risposta è arrivata dopo sette anni di Pontificato bergogliano dal Mezzogiorno d’Italia. Ed è lo stesso motivo per cui Francesco il 24 maggio prossimo verrà in visita ad Acerra: per il quinto anniversario della sua enciclica sulla salvaguardia del creato, la Laudato si’, ma soprattutto in segno di solidarietà con la Terra dei Fuochi, che proprio ad Acerra ha costituito in questi anni il suo epicentro. L’incontro del 14 gennaio scorso è stato voluto dai vescovi della provincia di Caserta e quelli a cavallo con il Napoletano – il luogo più colpito dall’emergenza rifiuti e dei roghi notturni inquinanti e pestilenziali – che da un paio d’anni stanno lavorando in maniera comunitaria per offrire un’alternativa concreta e durevole alle continue crisi ambientali che si sono manifestate nella terra di nessuno a Nord di Napoli, ma che ora sono diventate comuni in tante località italiane, a partire dalla Capitale. Un percorso più politico che spirituale quello intrapreso da questa pattuglia di vescovi campani. Ma tant’è, nell’assenza di Istituzioni e politica, senza la Chiesa non ci sarebbe stato nulla in Campania e al Sud su questo tema. Né la ribellione né la riflessione. Come dimenticare le battaglie di don Maurizio Patriciello, a esempio.
Ma ritorniamo a Teano. «Il nostro è un lavoro silenzioso – spiega Giovanni D’Alise, vescovo di Caserta, chiarendo il senso dell’incontro di Teano tra sacerdoti e pastori diocesani – una riflessione avviata da tempo: che ha coinvolto i fedeli, ma che soprattutto ha puntato il suo faro sui sacerdoti. Così come ci chiede insistentemente da tempo Papa Francesco: fare comunità, andare incontro al nostro popolo e soprattutto pregare». I più attivi in questo cammino sono stati fin dall’inizio i vescovi di Aversa, Angelo Spinillo; Caserta, per l’appunto con Giovanni D’Alise; e Acerra, con Antonio Di Donna. Ma poi si sono subito uniti i vescovi di Teano, Giacomo Cirulli; Sessa Aurunca, Orazio Francesco Piazza; e Nola, Francesco Marino.
Un esperimento incredibilmente innovativo nel mondo cattolico italiano, ma forse anche internazionale; proprio sulla scia di quello che da Roma predica il Papa: andare in periferia, incontrare le persone, uscire dalle chiese, coinvolgere i preti. E che i vescovi casertani hanno saputo interpretare in pieno. Sono queste le divisioni di Papa Francesco, verrebbe da dire ai redivivi Stalin in giro per il mondo. I sacerdoti che scendono in campo compatti con la loro gente e aprono le chiese. Ed è il motivo vero per cui il Papa sceglie di venire di nuovo in questa terra così bella ma anche tanto tribolata, che aveva già visitato 6 anni fa fermandosi – con l’unica visita doppia nella storia del papato – due giorni a Caserta: il 26 e il 28 di luglio 2014, parlando a mezzo milione di persone nella piazza della Reggia di Caserta. E condannando lo sfregio che i camorristi e i politici ignavi hanno fatto a una terra bellissima.
Francesco sceglie così di premiare il percorso difficile ma fondamentale della pattuglia di vescovi casertani contro l’emergenza rifiuti e per la salvaguardia del creato. «In molte zone del Casertano, caratterizzate dalla produzione di ortofrutta o mozzarella – chiarisce il vescovo di Sessa Aurunca, Orazio Francesco Piazza – si è spesso giocato da parte delle multinazionali concorrenti sul pericolo inquinamento della terra dei fuochi, provocato dalla camorra, per fare sciacallaggio sui prodotti della nostra terra. Specialmente in zone come l’alto Casertano, dove non ci sono mai stati problemi». Un percorso che anche senza Greta Thunberg, ha già dato i suoi primi frutti, modificando il modo di raccontare l’inquinamento ambientale in Campania e in Italia. «Ormai non parliamo più di terra dei fuochi, ma di terre dei fuochi – spiega Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, il pastore che riceverà la visita di Francesco – perché di emergenze rifiuti, siti inquinati e roghi ce ne sono tanti in giro per l’Italia. Non sono una peculiarità della nostra terra, che tra l’altro è stata vittima e non carnefice. Papa Francesco viene ad Acerra per celebrare il quinto anniversario della Lauadato si’ ma anche per suggellare il nostro cammino comunitario di Chiese, sacerdoti e Vescovi per la difesa dell’ambiente».
Un percorso che potrebbe dare frutti copiosi per tutta la Chiesa, non solo per la Campania. E che prima dell’arrivo del Papa avrà una vigilia importante il prossimo 18 aprile. Quando da tutta Italia, su invito della pattuglia di vescovi casertani, arriveranno i pastori delle diocesi coinvolte nelle terre dei fuochi: ben settanta. Una grande assemblea pubblica, benedetta anche dalla Cei, che darà il segno del cambiamento: proponendo idee concrete ma anche una rivoluzione che parte dal basso. Come piace al Papa venuto da lontano. Se non sono le truppe, sono la gente che Francesco ama.