La notizia di Papa Francesco in visita, il prossimo maggio, nella Terra dei Fuochi non può che scatenare una grande gioia, una felicità pura. Accogliere il Santo Padre nel nostro territorio è qualcosa di storico, irripetibile. Simbolicamente può rappresentare la rinascita che questa striscia di terra tra Napoli e Caserta, tanto martirizzata e massacrata ne passato, sta da tempo intraprendendo. E che in molti casi è riuscita a realizzare. Mi riferisco alle tante attività imprenditoriali che qui sono riuscite a creare realtà importanti e posti di lavoro.

Non c’è ombra di dubbio: il passato di questo angolo di Campania è stato infausto. Non sono mai troppe, e nemmeno adeguate, le parole di solidarietà e vicinanza per quelle mamme, quelle famiglie che hanno perso figli piccoli, spesso neonati, vittime di malattie incurabili. Don Maurizio Patriciello, nel suo intervento su Il Riformista Napoli di martedì 10 febbraio, ha ricordato le 80mila cartoline spedite dalle mamme della Terra dei Fuochi a Papa Bergoglio, che ha poi accolto gli stessi abitanti della zona in Vaticano. Il punto è che oggi è arrivato il momento di riconoscere lo scempio del passato ma anche di plaudire a quanto di buono qui sta nascendo. Di ammettere che c’è un’imprenditoria che ha preso coscienza della situazione e che ha reagito.

Questa terra vuole risorgere. Ed è giusto che rinasca considerate le sue intelligenze, il suo capitale umano e il suo capitale immateriale. Proprio le aziende sane sono l’esempio di come si possa ripartire, hanno fatto da pionieri. All’indignazione abbiamo fatto seguire l’azione. È l’unica maniera attraverso cui le cose possono cambiare e non restare rassegnata e compassionevole indignazione. Abbiamo riconosciuto lo scempio compiuto e deciso comunque di venire qui, di restare, di non andarcene. Siamo rimasti in queste terre difficili. E oggi si può dire che abbiamo avuto ragione. Insediandoci nelle aree ASI le abbiamo bonificate. Le nostre realtà oggi producono posti di lavoro, non inquinano e sono rispettose del territorio. I nostri stabilimenti auto-producono l’elettricità, emettono quasi zero CO2. La questione ambientale è in cima alle nostre prerogative. L’enciclica Laudato Si’ di Francesco l’abbiamo fatta nostra, è diventata una sorta di prerogativa. E poi diamo lavoro a giovani che altrimenti sarebbero già emigrati. Le cose possono andare meglio e le nostre esperienze sono qui a testimoniarlo. Si può cambiare anche la solita narrazione dello sfascio e dei roghi della monnezza.

In fondo è la stessa dinamica che spesso la religione ci trasmette. Dopo il peccato ci può essere una redenzione, un momento di consapevolezza e riscatto, e quindi può nascere una fiducia, una fede nel futuro. È giusto continuare nella bonifica di questo territorio, ma bisogna riconoscere che nella terra dei fuochi si sta costruendo, con dignità e onestà. È giusto quindi che il Papa abbia colto il grido di dolore della nostra terra. Saremmo ancora più felici se venisse a vedere quanto di buon si sta facendo; se venisse a benedire il nostro lavoro e le nostre fabbriche.