Se il tema della Terra dei Fuochi torna prepotentemente d’attualità, come si vede leggendo i giornali locali degli ultimi giorni, ciò non accade per una presa di coscienza proveniente dalla politica o dalla società civile, ma per la prossima venuta di Papa Francesco, annunciata per il 24 maggio dal vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna. Come se la religione fosse l’unica istanza capace di raccogliere il grido di dolore di un territorio martoriato e della sua voglia di rinascere. Poiché le cose stanno esattamente così, bisogna riconoscere che qualcosa non ha funzionato nel rapporto tra comunicazione pubblica e responsabilità politica. Infatti, non dovrebbe spettare alla religione ma alle istituzioni e alle professioni occuparsi dell’emergenza ambientale e del modo di venirne fuori. Come si vede su un altro piano con il Coronavirus, una cosa è deprecare gli allarmismi, un’altra è fare irresponsabilmente come se non ci fosse alcuna emergenza.

Riconoscere l’esistenza d’un problema e darsi da fare per risolverlo: questo è ciò che finora la politica avrebbe dovuto fare, ma è ovvio che non ci è riuscita. Speriamo che la venuta del Papa possa spingere tutti a occuparsi delle minacce ambientali con più serietà e meno pressappochismo. Prendiamo il caso del registro dei tumori in Campania: è venuto fuori solo perché a gran voce richiesto dai militanti. Ci aspettiamo invece che sia accompagnato da un’attenzione meno inadeguata e più costante da parte degli esperti e non solo dei militanti, perché è un diritto di tutti avere indicazioni precise sullo stato delle minacce alla salute e sulle precauzioni da prendere.

Detto questo, non possiamo però nasconderci che la venuta del Papa nella Terra dei Fuochi suscita al tempo stesso speranze e preoccupazioni. L’altro ieri, su “Il Riformista Napoli”, un “prete di strada” come don Maurizio Patriciello, a tutti noto per le sue spesso solitarie battaglie che danno voce al dolore di tanti suoi parrocchiani colpiti dall’inquinamento ambientale, ha espresso la speranza che la venuta del Papa rilanci a livello locale e nazionale il disagio d’un territorio che continua a essere devastato dai rifiuti industriali e spinga le autorità a “fare presto”, cioè a reagire con efficacia ai pericoli per la salute che i rifiuti tossici comportano.

Ieri, però, sempre su “Il Riformista Napoli”, l’imprenditrice Stefania Brancaccio, impegnata nella riqualificazione industriale dell’area metropolitana a nord di Napoli, ha manifestato la preoccupazione che, insistendo esclusivamente sulle ragioni di chi soffre per il degrado ambientale, si finisca col delegittimare quelle realtà imprenditoriali in cui s’esprime la voglia di rinascere d’un territorio che non si può ridurre, secondo la denuncia dell’imprenditrice, alla “solita narrazione dello sfascio e dei roghi della monnezza”. In conseguenza di ciò, Stefania Brancaccio ha invitato il Papa a benedire le aziende e le fabbriche che non hanno mollato ma che, addirittura prendendo spunto dal messaggio ‘ecologico’ dell’enciclica “Laudato si’”, si stanno impegnando nella bonifica del territorio e nella creazione di posti di lavoro.