La condanna all’ergastolo per Ciro Guarente è stata confermata dal processo in Appello che si è appena concluso. La corte, presieduta dal giudice Eugenia Del Balzo, ha confermato la pena già espressa in primo grado nei confronti di Guarente, ritenuto colpevole del delitto di Vincenzo Ruggiero, l’attivista Lgbt di Parete ucciso nell’estate del 2017 in un appartamento in via Boccaccio ad Aversa. Nessuna attenuante è stata concessa all’ex cuoco.

Il pg nei giorni scorsi aveva ripercorso la vicenda e ribadito l’efferatezza dell’omicidio chiedendo la conferma del massimo della pena già espresso dal tribunale di Napoli Nord. Nel corso dell’udienza ci sono state le discussioni anche dell’avvocato di parte civile e del difensore di Guarente, l’avvocato Dario Cuomo, che ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche, anche in considerazione dell’atteggiamento collaborativo tenuto da Guarente nel corso del processo.

Durante la mattinata Guarente ha reso dichiarazioni spontanee davanti al giudice. Ha chiesto scusa, dicendo di essere distrutto e pentito. In aula presente l’avvocato della famiglia Ruggiero, Luca Cerchia, la criminologa Alessandra Sansone ed i legale di Guarente che ha tentato di ottenere delle attenuanti con una lunga arringa. L’accusa ancora una volta ha provato ad aver enotizie della testa di Vincenzo che non è mai stata ritrovata.

L’udienza si è svolta a porte chiuse. I genitori di Vincenzo, papà Franco e mamma Maria, hanno atteso l’esito della sentenza fuori dall’aula. Presenti anche la mamma di Guarente e due sorelle.

L’omicidio di Vincenzo fu di una violenza estrema. La sera del 7 luglio del 2017 Guarente si presentò nell’appartamento di Aversa, dove Vincenzo abitava con la trans Heven Grimaldi (legata da una relazione proprio a Guarente) per un chiarimento con Vincenzo, terminato in una lite che provocò la morte del 25enne che venne fatto sparire.

In un primo momento amici e familiari pensarono che Vincenzo si fosse allontanato volontariamente. Poi, il 29 luglio, in un garage di via Scarpetta a Ponticelli, la polizia ritrovò i resti del corpo del ragazzo ucciso. Era stato fatto a pezzi, cosparso di acido muriatico e nascosto all’interno delle mura, occultato da uno strato di cemento. Ancora oggi della testa di Vincenzo non si ha traccia.