“Dovrei essere soddisfatto del risultato ottenuto e invece ogni volta che rivedo Guarente è come se me lo avesse ammazzato di nuovo”. Commenta così Franco Ruggiero, il papà di Vincenzo, la sentenza che ha condannato all’ergastolo Ciro Guarente. All’uomo è stata confermata anche in secondo grado la pena per aver ucciso e fatto a pezzi l’attivista Lgbt di Parete nell’estate del 2017 in un appartamento in via Boccaccio ad Aversa.

Sente di aver avuto giustizia papà Franco, ma i processi hanno riaperto la sua ferita enorme. Lui che ha vissuto l’incubo prima di vedere sparire per giorni il figlio Vincenzo, poi di sapere che è brutalmente stato ucciso e infine di aver ritrovato il corpo del figlio ridotto in brandelli nel becero tentativo di Guarente di dissolverlo prima nell’acido muriatico e poi di nasconderlo nelle pareti di un garage di Ponticelli. Una storia terribile, peggio dei romanzi di E.Allan Poe, che si è conclusa con l’ergastolo al reo confesso Guarente che però non ha mai voluto svelare l’ultimo mistero di quella triste faccenda: dove si trova la testa di Vincenzo.

Ieri papà Franco e mamma Maria hanno incontrato nuovamente Ciro Guarente fuori all’aula del Tribunale. “È stato un colpo al cuore vedere quell’individuo che non mostra pentimento, che addirittura vorrebbe passare per vittima che entra in aula col sorriso sulle labbra, che saluta la sua famiglia – scrive su Facebook – Mi sono sentito soddisfatto solo alla fine quando ho sentito la condanna“.

Franco era spaventato dal fatto che la famiglia di Guarente avesse assunto quello che ha definito un “principe del foro” e ha ringraziato il suo avvocato Luca Cerchia, la criminologa Alessandra Sansone, e le indagini condotte dalla dottoressa Petronella. Tutto il lavoro è stato fatto con correttezza minuziosa, le accuse sono state inattaccabili, ma ho dovuto rivivere tutti quei tragici  momenti – ha concluso – Io non ho parole per ringraziare le prestazioni di tutti quelli che mi hanno rappresentato e che dire abbiamo vinto“.