C’è un filo rosso tra lo scempio della piccola libreria indipendente gestita a via Duomo da due ragazzi, in cui si organizzavano anche momenti di gioco per gruppi di bambini o presentazioni di libri, e la rovina inferta al pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini dopo il fattaccio di via Orsini, in cui un giovane carabiniere in borghese ha ucciso un ragazzo troppo rapidamente (mal)cresciuto che, spalleggiato da un complice e con l’ausilio di una pistola giocattolo che nell’oscurità non sembrava tale, stava rapinandolo dell’orologio. Unisce i due episodi la parola “devastazione”, che beninteso riguarda le coscienze, prima delle cose. Occorre riavvolgere questo filo all’indietro e trovarne il capo, andare alla radice del mali, in questa città recisa quando si è smesso di curarsi della formazione, trincea lasciata a pochi eroici operatori senza mezzi. Il ragazzo ucciso a Santa Lucia, si è letto, si era iscritto dopo le medie all’istituto tecnico, ma non l’aveva mai frequentato. È necessario ricominciare da qui, rioccupare il territorio con un esercito. Però di maestri di strada. Il progetto originario era di Carla Melazzini e di suo marito Cesare Moreno. Nel libro “Insegnare al principe di Danimarca”, edito da Sellerio, vincitore del premio Siani 2011, lei aveva scritto: “Dalla crepa di un muro in rovina può sbocciare un fiore meraviglioso”. Occorre investire con urgenza su una rifioritura, inspiegabilmente fatta deperire.