Dalla raccolta dell’immondizia ai trasporti locali: l’inadeguatezza dei servizi napoletani è palese. Alcuni di questi sono di immediata percezione. Lo spazzamento delle strade, ad esempio, è misurabile tutte le mattine, e attraverso la tassa per la rimozione dei rifiuti, i residenti hanno anche una conoscenza molto diretta del costo del servizio. Assai più difficile è penetrare i misteri di altri servizi pure fondamentali, ma che servono la cittadinanza in maniera più articolata , come la manutenzione delle strade e degli edifici e il welfare comunale. In un’ordinata architettura istituzionale un Comune sceglie quali servizi erogare, ne individua qualità, quantità, costi e poi decide se gestirli in proprio, se affidarli ai privati a mezzo gara o se gestirli attraverso società di sua proprietà. Il modello adottato dal Comune di Napoli è un modello ibrido e abbastanza indefinito: trasporto, rifiuti e acqua gestiti da società specifiche (Anm, Asia, ABC); una parte dei servizi pubblici è erogata direttamente dall’ente ed una parte è erogata attraverso una partecipata, la Napoli Servizi spa.

La società appartiene interamente al Comune e svolge esclusivamente attività nell’interesse del comune stesso; si tratta delle attività più disparate: gestione, valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare; attività di supporto all’infanzia (bidelli, assistenza e accompagnamento ai disabili, custodia e pulizia degli immobili); pronto intervento stradale; igiene e decoro di parchi e giardini; disinfestazione; pulizia e custodia di immobili comunali; servizio Ufficio Relazioni con il Pubblico; supporto tecnico alla gestione delle pratiche di condono. La scelta delle attività di cui è incaricata la società non risponde, è evidente, ad una coerenza di carattere strategico, ma alla progressiva stratificazione di competenze sottratte all’ente di riferimento o provenienti da altre partecipate oramai in liquidazione.

Il patchwork di attività erogate attraverso la partecipata comporta innanzitutto la difficoltà di individuare con chiarezza le responsabilità di aree importanti per la vita della città. Tre esempi tra tutti: la manutenzione urbana dei grandi assi viari è gestita dal comune, delle strade secondarie è gestita dalle municipalità, mentre il pronto intervento stradale è gestito da Napoli servizi; le attività socioassistenziali sono di competenza delle municipalità, ma sono affidate alla gestione di Napoli servizi; il taglio del patrimonio boschivo della collina di Posillipo ricade invece in parte sotto le responsabilità del Comune, in parte delle partecipate. Difficoltà a individuare responsabilità significa anche difficoltà a fissare obiettivi, ad assegnare compiti e a misurare risultati; in una parola, difficoltà nel gestire le politiche dell’ente comune.

L’incoerenza strategica, inoltre, rende difficile la valutazione della performance a livello complessivo. Ha senso adottare modelli privatistici in quei settori in cui l’attività si può aprire al mercato o in quei settori in cui si possono ottenere adeguati equilibri economici; e non sembra questo il caso. Bisogna anche evidenziare che questa amministrazione ha mostrato di credere molto in questo modello organizzativo, avendo nel tempo incrementato il portafoglio di attività di Napoli servizi e individuandola come società destinata a sopravvivere in un panorama di progressivo scioglimento delle altre partecipate; è abbastanza recente, inoltre, la nomina ad amministratore di uno degli uomini forti della giunta De Magistris, iSalvatore Palma, già assessore al bilancio, la cui competenza è fuori discussione e si staglia in un panorama di nomine recenti di diversa matrice.

Ancora oggi, però, non sono stati sciolti importanti nodi della gestione della partecipata: l’ultimo bilancio di esercizio approvato è quello del 2016, non sappiamo quanta parte dei 320 mln di debiti comunali verso le partecipate siano relativi a Napoli servizi, né conosciamo l’esito delle attività di dismissione del patrimonio immobiliare che sono cruciali per la sopravvivenza del Comune.
Peculiarità non trascurabile, infatti, è che accanto alle attività connesse ai servizi pubblici in quanto tali, Napoli servizi è stata incaricata dell’attività di dismissione del patrimonio immobiliare del comune, attività i cui proventi sono uno dei cardini del piano di riequilibrio delle finanze comunali; una scelta discutibile proprio perché rende ancora più disarticolata la gestione della spa.

Sarebbe interessante, ad esempio, capire quanta parte degli obiettivi di dismissione fissati (500 immobili annui, 98 mln per il 2018, 126 mln per il 2019) sono stati raggiunti e perché, quali le professionalità disponibili per perseguire tali obiettivi; se, in sintesi, la modalità prescelta sia effettivamente funzionale al reale conseguimento degli stessi e quindi il comune è effettivamente risanabile secondo i piani. Ecco, può sembrare un approccio tecnicistico ed in parte lo è, ma la qualità della vita dei cittadini dipende molto dalla qualità dei processi di gestione dei servizi pubblici.