Chiesa gremita per l’ultimo saluto a Guglielmo Celestino, il 19enne trovato morto nel primo pomeriggio di venerdì 7 febbraio in un parco privato da cui si accede da via Aniello Falcone, una delle strade più frequentate dalla movida napoletana, dopo essere precipitato da una ringhiera alta poco più di un metro che costeggia la discesa che dà accesso alle abitazioni. Un volo di circa cinque metri, avvenuto presumibilmente la notte precedente, che non gli ha lasciato scampo.

I funerali di Guglielmo si sono celebrati nella parrocchia di San Vincenzo Pallotti, in piazzetta Europa al Vomero. “E’ una morte assurda, che non riusciamo e non riusciremo mai a comprendere. E’ stata una disgrazia non cercata né voluta, Guglielmo ha avuto poco tempo, ma in questo tempo ha fatto tanto” ha spiegato don Vittorio Missori.

Il giovane ha frequentato da sempre la parrocchia e le sue attività collaterali. Madre catechista e insegnante, papà avvocato, lui seguiva la scuola calcio della parrocchia e negli ultimi anni allenava i più piccoli. Tantissimi gli amici che si sono ritrovati in chiesa, alcuni di loro con indosso una maglia bianca con la foto del 19enne. All’esterno della chiesa anche uno striscione con il suo nome.

La stessa parrocchia San Vincenzo ai Pallotti ha voluto ricordare Guglielmo con un messaggio pubblicato sui propri canali social:

Palla al centro, Gugliè, ti ricordi? L’unico nella foto a torso nudo, perché quella maglietta la tenevi stampata sulla pelle. Sei nato e sei cresciuto con noi, i primi tornei, le prime coppe, poi da giocatore sei diventato giovane allenatore, ed era bellissimo vederti sullo stesso campo, con la stessa passione che ci mettevi da bambino.

E quante vittorie e quante sconfitte ci siamo raccontati, dentro quel campetto, sul terrazzo, sulla “nostra” panchina, perché nello sport e soprattutto nella vita, dopo un goal subìto si ricomincia sempre. Si deve ricominciare.
Palla al centro, Gugliè, ti ricordi? Il catechismo, la prima ragazza, le prime delusioni, la scuola, il lavoro, la chitarra con gli amici, gli eventi organizzati insieme, quel pomeriggio davanti al pianoforte, ti ho visto diventare uomo. E ancora in Campo, a perdifiato verso il futuro, senza paura, perché a volte la vita è come una partita di calcetto.

Qualcuno mi ha detto che venerdì scorso l’arbitro ha fischiato prima del tempo. Troppo prima. Maledettamente prima. Ma io lo so che tu non volevi tornare negli spogliatoi. Non potevi. Non dovevi tornare così presto. Ora ci vuole coraggio a ricominciare la Partita, sai, ma te lo dobbiamo, mano nella mano, come sempre. Per sempre.
Palla al centro, Gugliè.