Non sarà mai una partita come le altre. E a questo giro sarà diversa anche dagli ultimi Napoli-Juventus. Domenica al San Paolo arrivano i bianconeri e quindi torna la sfida che richiama i dualismi tra il Sud e il Nord, i Borbone e i Savoia, il Vesuvio e la Mole Antonelliana. È il match che si aspetta per una stagione intera. Ma questa volta non si parla di scudetto come negli ultimi anni. Colpa del Napoli, lontano 27 punti dalla vetta della classifica occupata proprio dalla Vecchia Signora. L’attenzione, dunque, sarà tutta su Sarri e sul suo ritorno al San Paolo.
A Fuorigrotta arriva una Juve cannibale. In testa alla Serie A (a 4 punti dall’Inter), qualificata agli ottavi di Champions League e alle semifinali di Coppa Italia. Il nemico pubblico numero 1 per la difesa azzurra è Cristiano Ronaldo: 11 gol nelle ultime 7 in campionato. CR7 è il gioiello di una rosa da 800 milioni (Transfermarkt) nella quale c’è anche Gonzalo Higuain. C’era lui in campo e Sarri in panchina con gli azzurri nell’ultima vittoria del Napoli sui bianconeri al San Paolo. Era il 2015. Higuain firmò il 2 a 1 e Sarri inaugurò definitivamente un ciclo di tre indimenticabili anni. Poi, l’estate scorsa, il tecnico è passato dal Chelsea a Torino deludendo i tifosi napoletani. Che hanno dovuto dannarsi anche per una stagione fallimentare. In estate si parlava di scudetto. A questo punto della stagione, dopo l’esonero di Ancelotti, si parla al massimo di piazzamento in zona Europa.
Gattuso deve fare i conti con le assenze di Koulibaly, Mertens e Allan. Dovrebbe recuperare Maksimovic, a rinforzo di una difesa decimata. A centrocampo si farà affidamento sui nuovi arrivati Demme e Lobotka; in attacco sul capitano Insigne. Il 4-3-3 del tecnico azzurro è però ostaggio del “sarrismo”, viene puntualmente indicato come il modulo e l’idea di Sarri. Perché la sua eredità è ancora viva. La bruciatura del trasferimento alla Juve evidente. E quindi appassiona più dividersi sugli applausi o i fischi del San Paolo all’allenatore che della partita. Effettivamente, quest’anno, c’è poco altro da dire.