Caro Riformista,
brevi considerazioni sul cosiddetto emendamento salva-Napoli sono doverose se si vuole mantenere un confronto libero e vero. Ho letto tanto su questo atto e quelle più enfatiche sostengono che così sia stata salvata la città dal dissesto su cui, tra l’altro, stanno scrivendo veri e propri somari sia di diritto sia di politica. Innanzitutto è necessario ricordare che più volte, durante l’era arancione, il Governo e il Parlamento sono intervenuti per consentire un rientro dal debito senza ripercussioni sull’azione dell’amministrazione cittadina. Corte dei Conti e Corte Costituzionale hanno sancito che la giunta comunale, anziché ripianare il debito, l’ha fatto crescere fino a un totale a 2,8 miliardi di euro.
Con l’ ultimo decreto il Governo e il Parlamento non abbassano il debito, ma prorogano semplicemente i tempi del risanamento. Quindi la palla passa da de Magistris al suo successore: un affare allucinante se ci si mette nei panni dell’attuale opposizione che dovrebbe candidarsi al governo cittadino. Ogni più banale regola politica avrebbe dovuto portare il Pd e LeU a far chiudere l’era arancione con la determinazione del debito (si chiama dichiarazione di dissesto) per candidarsi a sostenere tutte le politiche di risanamento e rilancio dei servizi e dello sviluppo. Invece hanno deciso di immettersi in un continuum suicida. La politica è andata in vacanza, la città andrà alla malora.