La lesione diventata evidente in corrispondenza dell’arco d’accesso di Palazzo D’Angiò, lo storico edificio di via Tribunali nel cuore del centro storico di Napoli, è in ordine di tempo solo l’ultima minaccia, l’ennesimo segnale che ricorda alla città e a chi la amministra l’importanza di intervenire e investire nella manutenzione e di evitare tragedie come quella di giugno scorso quando Rosario Paladino, commerciante di via Duomo, fu ucciso dai pezzi del cornicione volati giù da un palazzo; quella alla vigilia di Natale 2019 quando Mohamed Boulhaziz fu schiacciato da un albero crollato ad Agnano.

E ancora la morte di Dario Natale, studente di Ingegneria, colpito a morte ad ottobre 2018 da un albero crollato in una giornata di maltempo a Fuorigrotta; Cristina Alongi, la giovane mamma schiacciata da un pino crollato nei giardinetti di via Aniello Falcone in una calda mattina di giugno 2013; Salvatore Giordano, ucciso il 5 luglio 2014 dagli intonaci di uno dei cornicioni della Galleria Umberto in via Toledo; Fabiola di Capua, uccisa alla vigilia di Natale 2006 da un lampione crollato sul Lungomare.

La manutenzione è la parola chiave: consente la sicurezza, quella che deve essere obiettivo primario di ogni amministrazione che si rispetti, e se calata nel particolare momento storico che viviamo può coniugarsi con l’esigenza di ripresa dell’economia e riqualificazione della città. “Ogni euro speso in edilizia ne genera automaticamente altri tre, in modo diretto o indiretto”, spiega Bernardo Stangherlin, architetto, presidente dell’Associazione Edifici Sicuri e già direttore della società Sirena che fino a circa sette anni fa supportava il Comune di Napoli nel progetto di riqualificazione del centro storico consentendo interventi su 850 edifici in nove anni, con una spesa di 180 milioni di euro. Oggi quel progetto è fermo, la società che si occupava del coordinamento e delle verifiche (in nove anni eseguiti circa 2mila controlli sulla sicurezza, almeno due per ogni cantiere) oggi è chiusa, circa 300 sono i cantieri mai avviati e 200 gli interventi in lista di attesa. Riprendere quel progetto appare difficile, forse non impossibile.

“Il Comune di Napoli ha fondi residui del progetto Sirena, ha soldi del Patto per Napoli – ricorda Stangherlin – Se si potessero completare quei quattrocento cantieri e nei prossimi cinque-otto anni intervenire su altri progetti con un’azione coordinata e con agevolazioni fiscali si potrebbero compiere interventi su 100 edifici”. Tradotto in numeri, sarebbe un investimento da 500 milioni di euro, con un volano di circa un miliardo e mezzo di euro per l’economia cittadina. E in tempi rapidi, perché si parla di mesi. Stangherlin sottolinea l’importanza del coordinamento e la sua proposta si ispira ad esempi europei, come quelli di Barcellona e Santiago di Compostela, e a progetti presentati negli anni scorsi, uno fra tutti il Progetto Insula che la Romeo Gestioni propose circa otto anni fa. Progetti che mirano alla riqualificazione di aree della città con un coordinamento, un connubio tra investimenti pubblici e privati, l’adesione di più condomìni a un progetto comune.

“Anche a Napoli il Comune potrebbe agevolare progetti comuni dei condomìni di più isolati” suggerisce Stangherlin. La sua proposta passa per un coordinamento ben preciso, “una politica attiva”: monitoraggio della città con un censimento degli interventi da attuare, definizione delle priorità, incentivi per agevolare la realizzazione delle opere. “Il Comune potrebbe creare una banca dati” aggiunge l’architetto, e gli edifici rimessi in sicurezza dovrebbero avere ciascuno un proprio fascicolo, “una sorta di libretto di manutenzione con un planning degli interventi per i prossimi dieci anni”. Pianificazione, dunque.

“E semplificazione delle norme sulle agevolazioni fiscali”, aggiunge Stangherlin. Da Palazzo San Giacomo, l’assessore ai Beni Comuni e all’urbanistica Carmine Piscopo spiega che si sta lavorando alla predisposizione di incentivi per il recupero delle facciate private del centro storico in particolare modo: “Si è definito il modello di funzionamento lavorando con condomìni, categorie e sindacati. Si arriverà a coprire fino al 90% del costo delle opere. Stiamo approntando i bandi”. La pandemia ha allungato i tempi. In città si spera che vi siano altri motivi di ritardo.