Messi, l’intro della Champions League, il flusso di foto, selfie, video che finiscono su Facebook e Instagram. Il San Paolo ieri sera, in smoking, pieno, colorato. Un’emozione collettiva, un’onda azzurra con qualche variazione di colore blaugrana. 44.388 sugli spalti (per un incasso di 4 milioni di euro) per gli ottavi di finale della competizione, per il Barcellona che mai aveva sfilato sul prato di Fuorigrotta. E per la Pulce, l’altro eletto del pallone, assieme (o dopo, facoltà di culto) a Diego. Insomma, il San Paolo è tornato. Anche se per Cristiano Ronaldo ed il Real Madrid – ottavi di finale di Champions – sono accorsi in 55 mila tre anni fa, per l’ora di calcio forse più bella del Napoli di Sarri, dominante e in vantaggio sugli spagnoli poi vittoriosi in rimonta e con il portoghese che ha attirato più seguaci a Fuorigrotta rispetto all’asso argentino del Barça.

E presto, oppure tra un paio di mesi, dipende dall’onda lunga del Coronavirus, la casa del Napoli tornerà a fare il pienone nella semifinale di ritorno di Coppa Italia con l’Inter, complici i prezzi scontati decisi dalla società. Dunque, curve e distinti pieni, riecco l’arena azzurra del pallone. Di questi tempi, una specie di Gronchi rosa, ma una volta era consuetudine, liturgia, lo stadio pieno, ore prima del via alla partita. Un recente studio pubblicato da Transfermarkt.it, relativo alla stagione in corso, piazza il club partenopeo al 57esimo posto nella classifica dei stadi con il maggior numero di spettatori. Una media di quasi 32mila presenti, con il San Paolo incastrato tra il Leicester e i messicani del Chivas. Certo, incide la capienza. L’impianto di Fuorigrotta ora può accogliere circa 52 mila spettatori, quasi 30 mila in meno rispetto all’era di Maradona, dei successi, dei sogni. Ma la media è decisamente calata nelle ultime stagioni, con l’Inter (al sesto posto della classifica, quasi 66 mila spettatori in media), il Milan (al 14esimo posto con quasi 55 mila spettatori), la Roma (quasi 40 mila) e la Juventus pure a quota 40 mila (ovvero la capienza dell’Allianz Stadium) che si trovano davanti agli azzurri.

Mentre il vertice della classifica presenta numeri inavvicinabili, con il Borussia Dortmund primo a quota 81 mila spettatori – il solo Muro Giallo, la curva dei gialloneri, conta oltre 25 mila sempre presenti -, poi il Bayern Monaco con 75 mila spettatori in media all’Allianz Arena, fino al Manchester United, 72 mila anime a ogni fischio d’inizio al Teatro dei Sogni. E nella lista speciale trova un posto anche il Camp Nou di Barcellona, che i tifosi del Napoli calcheranno tra un paio di settimane, quarto con 72.500 spettatori. Insomma, pienoni su pienoni, che al San Paolo non sono materia sconosciuta. La memoria emotiva corre verso i 90 mila di Napoli – Perugia, campionato 1979/80 e forse gli oltre 90 mila (85 mila al botteghino) per Napoli – Real Madrid il 30 settembre 1987, in Coppa dei Campioni, la squadra di Diego contro il Madrid di Michel, Sanchis, Butragueno, Hugo Sanchez. Ma restano nella narrativa del Napoli anche i quasi 46 mila paganti, che assieme agli abbonati fece registrare 60 mila spettatori in Napoli-Cittadella, la prima esibizione casalinga del Napoli del nuovo corso di Aurelio De Laurentiis che per tornare in Serie A, in Europa, è dovuto ripartire dalla Serie C.

Dunque, più spettatori per la terza serie che per la Champions, certo prezzi assai diversi ma in generale c’è un percorso a ritroso che dura da tempo, meno spettatori, forse un amore meno viscerale e suscettibile per i rapporti non sempre idilliaci tra la tifoseria e la proprietà De Laurentiis, nonostante un decennio tra Coppe europee e piazzamenti ai piani alti in Serie A. Forse è la causa principale del calo dei presenti, assieme alla formula a pezzetti del calendario di campionato, alle partite in tv, al costo dei tagliandi per eventi ravvicinati e a un impianto decisamente poco confortevole, anche se le condizioni sono migliorate dopo il restyling per l’Universiade dello scorso anno. Un rapporto da ricostruire, ripartendo, magari, da Messi e il Barça.