Monumenti maltrattati e soffocati dai graffiti, per scempi che neanche Unni o Ostrogoti osarono, memori della grandezza di Roma. Pensiline di bus devastate. Vetri fracassati. Cassonetti che bruciano contorcendosi. Panchine sbullonate. Sassaiole. Sbriciolamenti. Casseurs come a Parigi? Gilet gialli incazzati neri? Black bloc pronti allo sfascio, col cappuccio calato sugli occhi e il martello nel tascapane? Oppure homeless e immigrati nostrani stufi di sentirsi ripetere che Napoli è città dell’“accoglienza”, della “tolleranza” e della “convivenza”? O ancora pensionati con l’acqua alla gola che si sfogano deturpando ciò che resta degli splendori di Partenope? O disoccupati che s’accaniscono quando calano le tenebre perfino con gli innocenti lupi collocati dall’artista cinese Liu Rowang a piazza Municipio, spostandoli, imbrattandoli, ridicolizzandoli? Oppure, ancora, cassintegrati di aziende decotte pronti a lanciare per rabbia petardi contro pantere della polizia o, tanto per far sentire la loro voce, tirar freni d’emergenza di treni sgangherati e sopraffollati?

Siamo dunque all’anticamera d’una gigantesca rivolta sociale, in un inarrestabile potpourri di delusioni, rivendicazioni, collere inesauribili, come di quelli che tengono in scacco la capitale francese un giorno sì e uno no, semmai al canto della Carmagnola come per i sanculotti di una volta, oppure è tutto più insulso, occasionale, banale, risaputo, come spesso capita all’ombra del Vesuvio? Perché quando scoccano i giorni e le ore incandescenti della movida, quando i tamburi della notte chiamano all’appello i sanculotti griffati del centro e delle periferie, la Sirena Partenope si rassegna come ogni volta a offrire la sua testa per farsi matare dai giovanissimi cloni di Manolete e di Luis Dominguin (toreri leggendari) con tutto il loro seguito di picadores e banderillero sbrilluccicosi, e tra alcol e polveri impalpabili è tutta una rincorsa a imbrattare, scalpellare, fracassare, percuotere, infilzare, sbudellare, scarnificare, a celebrazione solenne della dolce, meravigliosa, baluginante Vandalusia cantata dai poeti, olé!