“Mi hai sequestrato la patente auto nell’anno 2004, doveva accadere prima la tua fine“. E’ il commento raccapricciante che un utente del web riserva a Gaetano Senarcia, l’assistente capo della polizia in servizio al commissariato di Pianura, periferia ovest di Napoli, deceduto a 50 anni perché stroncato da un malore nella notte tra domenica e lunedì all’interno della sua abitazione a Castel Volturno (Caserta).

Parole che si commentano da sole e che hanno scatenato l’indignazione di numerosi utenti della rete. Diverse le risposte all’uomo che davanti a un evento tragico ha preferito insultare l’agente di polizia, i cui funerali si sono svolti alle 16 di martedì 14 gennaio presso la chiesa di Santa Maria del Mare (viale dei Gigli, 1) al Villaggio Coppola a Castel Volturno.

“E’ vergognoso augurare la morte a una persona o esserne contenti. Stava facendo il suo lavoro e non stavi in regola. Ma che bestie siamo” scrive un utente sintetizzando il pensiero dei numerosi utenti che in poche ore hanno lasciato oltre cento commenti in un gruppo Facebook relativo al quartiere dove la gente lavorava.

“Una gran bella persona e un vero poliziotto al quale il nostro quartiere deve tanta riconoscenza. Lascia un vuoto incolmabile. Un abbraccio alla famiglia di Gaetano” sottolinea Enzo Nugnes, rappresentante dell’associazione antiracket Sos Impresa. A ricordare l’assistente capo della polizia anche l’ex consigliere municipale Giuseppe Romano con una foto che ritrae Senarcia nel settembre 2015 sul luogo di un agguato di camorra che vide come vittima un agente della squadra mobile, Nicola Barbato. “Avevano da poco sparato a bruciapelo ad un vostro collega a Fuorigrotta ed il tuo viso era il quadro preciso dei sentimenti di tutti noi: rabbia paura riscatto e voglia di vendetta, riposa in pace fratello”.

Lo stesso Romano aggiunge: “Guardia si nasce e tu lo eri nell’animo e nel cuore. Ti voglio ricordare per la felicità sul tuo volto per i tuoi figli. Ti voglio ricordare per i post che tu mettevi quando eri in servizio la notte e ci rassicuravi dicendo che potevamo dormire tranquilli”.