Gli addetti ai lavori sanno che da qualche anno si sperimenta a Napoli un sofisticato software che permette agli agenti della Questura di prevedere – sì, proprio così – alcuni reati, in modo particolare quelli predatori. Questo sistema, chiamato “x-law” da chi lo ha inventato, è stato poi adottato da altre città, per cui non di rado si viene a sapere che un rapinatore è stato sorpreso sul fatto a Venezia o che uno scippatore è stato bloccato a Latina subito dopo il colpo.

La previsione permette infatti alla polizia di appostarsi sul luogo indicato e di poter aspettare i predatori al varco. Alla luce di tutto questo, la domanda che è lecito porsi è: il programma “x-law”, così tante volte celebrato, ha funzionato anche nel giorno della rapina con sparatoria a Santa Lucia, quando ha perso la vita il quindicenne colpito dal carabiniere? E se ha funzionato, come mai non si è riusciti a intervenire in tempo? La questione non è secondaria.

Primo, perché l’aspetto repressivo, per quanto scomodo o, viceversa, troppo spesso agitato per fini demagogici, deve essere affrontato seriamente in sede tecnica. Secondo, perché se questo sistema non funziona, è del tutto evidente che qualcosa di alternativo bisognerà pur inventarsi. Il software è governato da un algoritmo probabilistico che lavora su una serie di dati estrapolati dalle denunce inoltrate alla Polizia di Stato. A questi se ne aggiungono altri relativi ai luoghi e alle caratteristiche fisiche dei “predatori” più ricorrenti. Se Napoli non è adatta a una intelligenza artificiale anti crimine bisognerà prenderne atto.