Le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19, emanate dalla Direzione generale per la tutela della salute della Regione Campania, prevedono la sospensione di tutte le attività ambulatoriali erogate dalle aziende ospedaliere di rilievo nazionale, da quelle universitarie e dagli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, fatte salve le prestazioni di urgenza, di dialisi, chemioterapie e radioterapie. L’iniziativa istituzionale della Regione sembra essere ragionevole e giusta alla luce della necessità di non farsi cogliere impreparati nell’azione di contenimento del fenomeno epidemico.

Se si analizza il decreto del Consiglio dei ministri, in considerazione dell’evoluzione della situazione epidemiologica con carattere particolarmente diffusivo e dell’aumentato incremento sul territorio nazionale, appare chiaro come occorresse attivare con maggiore tempestività l’applicazione di misure precauzionali per circoscrivere e limitare ulteriori contagi. Tutto ciò dimostra che l’azione finora svolta si è sviluppata in modo discontinuo dall’inizio del fenomeno scegliendo modalità tese a rassicurare la popolazione. Da un po’ di giorni si ha l’impressione che si possa perdere il controllo del contenimento dell’epidemia. Il governo nazionale si è reso conto dell’insufficienza delle misure iniziali nel momento in cui il Paese veniva isolato dalle altre nazioni, con pesanti ripercussioni a livello turistico e industriale, e anche perché ha avvertito il pericolo dell’isolamento sul piano economico.

Perciò si è provveduto alla riunione straordinaria del Consiglio dei ministri che ha deliberato aiuti alle popolazioni e alle imprese stimati in circa sette miliardi di euro. Come avrebbe potuto richiedere l’aiuto alla Ue senza mettere in atto misure sanitarie su un fenomeno che si andava sempre più diffondendo sul territorio? Forse nell’interesse supremo dei cittadini occorreva muoversi in maniera rapida ed efficace e senza polemiche tra governo e opposizione. Rispetto a questa complessa e seria vicenda sembra indispensabile una considerazione: il governo è apparso timido nell’azione di coordinamento, che l’ordinamento gli riserva, rispetto alle istituzioni regionali. Infatti le Regioni hanno avuto un atteggiamento differenziato nell’affrontare il problema dando indicazioni diverse e a volte contraddittorie e così creando nei cittadini sensazioni contrastanti sino al terrore: assalti ai centri commerciali per approvvigionamento.

La Regione Campania sembra aver messo a disposizione della Lombardia alcuni posti letto di rianimazione. La sanità campana, da anni commissariata per disavanzo, si offre di soccorrere la regione maggiormente colpita dimostrando che l’idea di “federalismo” si fa strada nel momento del bisogno. Atteggiamento lodevole, ma non bisogna dimenticare che uno Stato che vuole dislocare e distribuire sul territorio le sue funzioni ha ragion d’essere soltanto se al governo centrale resta la potestà effettiva di coordinare, regolare, controllare. Solo in questo modo si può definire autonomia, altrimenti è solo caos.