Da un lato c’è il governatore che in diretta Facebook si infila maldestramente la mascherina per annunciare che entrerà in quarantena dopo che una sua collaboratrice è risultata positiva al Coronavirus. Dall’altro c’è il sindaco che, la mattina dopo, detta la linea comunicativa della sua Milano, e lo fa in appena 38 secondi: musica, immagini e qualche scritta, montati ad arte (ma neanche troppo), con tanto di hashtag finale #milanononsiferma. Attilio Fontana e Beppe Sala, l’allarmismo scenografico da un lato e la rassicurazione social friendly dall’altro.

I due si affrontano sullo storytelling del Coronavirus che ha obbligato la metropoli italiana a fare i conti con le sue paure. Il primo attira a sé una pioggia di critiche per un gesto giudicato «irresponsabile» e «penalizzante» per l’immagine del Paese. Il secondo, invece, riceve migliaia di condivisioni a tutte le latitudini: da Fedez a agli stilisti di Dsquared2, fino al ministro Enzo Amendola. In più, l’hashtag diventa il nome dell’iniziativa, un aperitivo ai navigli ieri sera, organizzato dal Pd milanese e a cui ha preso parte anche il segretario Zingaretti. Una sola curiosità. Al termine del video all’hashtag #milanononsiferma, si sostituiscono i nomi di diverse città italiane: Torino, Lodi, Codogno. Roma, come Bari, appare due volte. Parma addirittura tre. Perché Napoli non c’è? Qualche neoborbonico griderebbe alla secessione. A noi basterebbe un aggiornamento.