A Matera, l’anno nuovo s’inaugura con le dimissioni della giunta comunale. Il sindaco sta per comporre un nuovo governo cittadino con l’intento di “affrontare con rinnovato slancio gli ultimi mesi del mandato amministrativo”. Eppure, con la nomina a capitale europea della cultura per il 2019, Matera aveva ottenuto ciò che voleva. La città dei Sassi e di Imma Tataranni, protagonista dei romanzi di Mariolina Venezia e di una fortunata serie tv, ha goduto per un anno intero di un’incredibile vetrina mondiale. La miriade di eventi, le valanghe di forestieri, il boom di documentari e reportage l’hanno riscattata dall’insultante cantilena che vi vedeva la città della preistoria e della vergogna nazionale. Evidentemente tutto ciò non è bastato a evitare alla giunta comunale una vita a dir poco travagliata. Lasciamo da parte le polemiche che, presso i settori più avveduti dell’opinione pubblica, suscita il turismo di massa che riempie le città di b&b e le svuota di abitanti. Il punto è un altro, e non vale solo per Matera: il successo mediatico e turistico non è mai merito né prevalente né tantomeno esclusivo delle giunte o dei sindaci e, in ogni caso, non può mai costituire la foglia di fico con cui nascondere i disservizi urbani e i fallimenti delle amministrazioni locali.