Accadeva esattamente dodici anni fa. Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, confermava le sue dimissioni all’indomani dell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che lo vedeva tra i protagonisti, assieme alla moglie Sandra Lonardo ed entrambi poi assolti da tutte le accuse dopo anni di processo. Quell’inchiesta portò tra l’altro anche alla caduta del governo Prodi, ma questa è altra storia.

In quel discorso alla Camera dei deputati Mastella respinse le accuse contestate nell’avviso di garanzia e fu critico verso l’allora procuratore, il quale ha deciso di portare l’attuale sindaco di Benevento in giudizio chiedendogli un risarcimento da 250mila euro per il danno morale, esistenziale di relazione causato da quelle dichiarazioni. Ebbene ieri il giudice della quarta sezione civile del Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza: Mastella non deve alcun risarcimento all’ex procuratore di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei.

Accolta la tesi degli avvocati Severino Nappi e Francesco Percuoco che hanno assistito Mastella nel contenzioso civile. Per il giudice, la presunta condotta sotto accusa “non va valutata quam suis, in riferimento alla considerazione che ciascuno ha della propria reputazione, ma – si legge nella sentenza – come lesione dell’onore e della reputazione di cui la persona gode. E nel contenzioso di Maffei contro Mastella, secondo il giudice, non è emersa la prova del danno che il magistrato aveva sostenuto di aver subìto, ritenendo “tale difetto probatorio tanto più importante se si considera che, come emerso in atti, alcun pregiudizio concreto ha subito l’attore dalle dichiarazioni”, cioè dalle parole pronunciate da Mastella nel suo discorso di dimissioni il 17 gennaio 2008.

Di qui la sentenza che solleva Mastella, attuale sindaco di Benevento, dall’accusa di aver leso l’onore e la reputazione del magistrato e dal risarcimento che Maffei aveva chiesto. “La domanda deve essere rigettata perché non provata”, ha stabilito la sentenza.