Nel Tribunale e nell’Ufficio di Sorveglianza sono in servizio 34 unità in tutto (su 57 previsti), fra dirigenti, funzionari, cancellieri, assistenti e ausiliari. Entro agosto scenderanno a 31 perché tre dipendenti sono pronti ad andare in pensione. C’è una scopertura del 42% e se si considera che i procedimenti pendenti sono 50mila è evidente che si è di fronte a un’emergenza. “È una situazione gravissima”, ha affermato il presidente del Tribunale di Sorveglianza Adriana Pangia intervenendo a un convegno sul tema organizzato dalla Camera penale di Napoli con la partecipazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e il Carcere possibile onlus. “È una situazione – ha aggiunto – che non consente un accettabile esercizio delle funzioni proprie della magistratura di sorveglianza”. Nel 2019 si sono contate 3.348 procedure per sentenze di condanna per pene fino a quattro anni, che restano non eseguite fino a quando non si pronuncia il Tribunale di Sorveglianza, e sono 4.938, dal 2015 a oggi, le procedure non ancora definite su un totale di 13.981.

Di tale situazione è stato più volte informato il Ministero ma non sono state adottate misure”, ha aggiunto il presidente Pangia augurandosi che con i nuovi concorsi pubblici arrivi nuovo personale. Anche gli avvocati si sono uniti a questo grido di dolore, denunciando anche le ripercussioni sui diritti dei detenuti (7.468 reclusi nei 15 istituti della Campania a fronte di una capienza di 6.164). “Gli inammissibili ritardi nel valutare le istanze di ammissione ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario si traducono in una violazione dei principi costituzionali finendo nei fatti per favorire una concezione che non vede l’espiazione della pena come occasione per un futuro reinserimento sociale ma come vendetta dello Stato – ha spiegato Roberto Giovene di Girasole, componente della giunta della Camera penale di Napoli – Il tutto in un territorio, come il distretto di Napoli, dove il sovraffollamento delle carceri rende già di per sé molto gravose le condizioni della detenzione”.

In prima linea anche l’Ordine degli avvocati: “Il Consiglio – ha detto il vicepresidente Gabriele Esposito ha provveduto a una fattiva interlocuzione con la presidenza del Tribunale per la risoluzione di problematiche tecniche che riguardano le attività degli avvocati ma è impossibile risolvere tutte le disfunzioni a fronte delle inadempienze del Ministero nonostante sia stato più volte sollecitato a rimediare”.