Quella delle Sardine mi sembra una proposta che non sta né in cielo né in terra. Non ci sarebbe nemmeno più bisogno di chiamarlo Erasmus a questo punto».

Proprio non le piace quest’idea di uno scambio Nord-Sud?
«Senta, se fosse per me, un’ipotesi del genere non la prenderei neanche in considerazione». A parlare è Sofia Corradi, pedagogista e soprattutto ideologa dell’Erasmus, il progetto che a partire dal 1987 ha permesso a milioni di giovani europei di intraprendere un periodo di studi presso un’università straniera. A Il Riformista Napoli commenta la proposta del movimento delle Sardine su un progetto di scambio tutto italiano, tra Regioni del Nord e del Sud, e che in poche ore ha provocato un acceso dibattito. La proposta l’aveva lanciata Mattia Santori, leader del movimento, a margine dell’incontro con il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. E da quel momento, sulle Sardine, sono piovute tantissime critiche e commenti sarcastici. Anche da sinistra. Si è detto che i meridionali a Milano, a Torino, a Bologna già ci vanno e ci restano. Numerosissimi. Lo ha provato anche l’Istat nel suo ultimo rapporto: dal gennaio 2019 al gennaio 2020 129mila residenti hanno lasciato il Sud. Si parte, hanno osservato alcuni, non soltanto per studiare ma anche per curarsi, per lavorare, per visitare parenti e conoscenti già emigrati. Pina Picierno, europarlamentare del Partito Democratico, ha commentato su Facebook: «Care Sardine, io vi voglio tanto bene, ma i giovani meridionali fanno Erasmus verso il nord tutta la vita. Per costrizione».
Sui social, le Sardine, hanno voluto fare chiarezza: «L’idea era quella di testimoniare la volontà di incontrarsi! I giovani del Sud che si spostano a Nord per studiare, hanno contezza di ciò che lasciano, i giovani del Nord, magari conoscono l’Europa e non hanno mai vissuto Catanzaro, Palermo, Napoli, Lecce, Potenza». E nonostante abbiano specificato come questa proposta si sarebbe potuta chiamare anche «Pippo», è evidente come sia ispirata al progetto che si rifà al filosofo Erasmo da Rotterdam. Un’idea partita nel 1987 e formulata da Sofia Corradi.

Cosa pensa della proposta delle Sardine di un Erasmus intranazionale tra regioni del Nord e del Sud?
«Mi sembra una cosa che non sta né in cielo né in terra. Non ci sarebbe più alcun bisogno di chiamarlo Erasmus. In Italia ognuno va all’università che vuole».

Come nacque la sua idea?
«Nel 1958 tornai in Italia dopo un master in legislazione universitaria alla Columbia University di New York; era stato possibile grazie a una borsa di studio Fulbright Scholarship. Ma gli esami fatti negli USA non mi vennero riconosciuti dalla facoltà di giurisprudenza della Sapienza. La vissi come un’umiliazione. E da qual momento cominciai a pensare e a lavorare a un progetto che facesse superare quel tipo di difficoltà burocratiche».

Un sogno che diventa realtà molti anni dopo.
«Quasi venti anni dopo. Era il 1987».

Quale aspetto del progetto non è replicabile nella proposta delle Sardine?
«Per prima cosa quello di andare all’estero e vivere, approcciare e conoscere una cultura diversa. E poi nessuno ha mai vietato a uno studente di andare a studiare fuori, anche quando formulai la mia idea. La novità dell’Erasmus fu che gli esami superati all’estero,venivano poi riconosciuti come un tratto del piano di studi individuale. In questa maniera non si verificava nessun ritardo nel conseguimento della laurea».

Quindi è un’idea sulla quale non si trova d’accordo.
«Guardi, ormai tutti parlano del progetto, anche quelli che non lo conoscono. Questa sembra proprio una cosa detta da chi l’Erasmus non l’ha fatto. Personalmente non darei nessuna importanza a questa proposta».

Trova invece che si possa fare qualcosa tra le università del Nord e quelle del Sud?
«Non saprei. Io mi occupo soltanto di Erasmus. Mi dispiace che spesso i dati evidenzino il gap di formazione e rendimento tra gli studenti del Nord e quelli del Sud. Mi dispiace perché io amo molto il Sud. Ma direi che, per quello che so da colleghi ed esperienze che conosco, che le università del Meridione si stanno dando da fare e in diversi casi anche molto bene».

Lei è stata insignita del premio Carlo V della European Academy of the Yuste Foundation e dell’onorificenza di Commendatore al merito da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il progetto ha superato i trent’anni di vita e lei ormai è per tutti “Mamma Erasmus”.
«Ancora in tantissimi mi ringraziano per quell’idea. Ormai molti di loro mi chiedono di fare un selfie con i loro figli e perfino con i loro nipoti».