Cinquemila persone fino a oggi occupate con contratti a termine rischiano di finire in mezzo a una strada per colpa della norma di legge che sulla carta dovrebbe paradossalmente “stabilizzarle”. Una storia, tante storie, di vite, speranze e disperazione di fronte alla quale si stanno trovando numerose famiglie del Mezzogiorno, quelle degli Lsu (lavoratori socialmente utili) in seguito alla definitiva applicazione della norma inserita nella Legge di Bilancio 2019 redatta dal Governo “gialloverde”.

L’ articolo 1 della legge 145 del 30 dicembre 2018 prorogava, infatti, fino al 31 ottobre 2019 le convenzioni o i contratti a tempo determinato che le varie aziende, per lo più cooperative, avevano stipulato con oltre 16mila operatori in tutta Italia: rapporti di lavoro dipendente che, secondo quanto scritto nella Finanziaria del 2019, sarebbero dovuti finire in carico allo Stato. È proprio qui, invece, che entrano in gioco eccezioni, postille e busillis capaci di trasformare da sempre il Belpaese nella terra delle contraddizioni. Praticamente un boomerang: lo Stato avrebbe dovuto assumere gli Lsu diplomati, mentre la gran parte di quelli non ha questo titolo di studio. In campo sindacati e giuslavoristi come Nino Carmine Cafasso il quale non ha esitato a fare suo l’allarme dei lavoratori socialmente utili del comparto scuola, sostenuto da numeri importanti che, a giudizio dell’esperto, necessitano quantomeno di “un tavolo urgente con sindacati e imprese attualmente ancora appaltatrici dei servizi che, anche attraverso affidamenti temporanei e in attesa di una soluzione governativa definitiva, possano garantire l’occupazione e il salario di 5mila e passa malcapitati”.

Il governo, rappresentato dal sottosegretario al Ministero del Lavoro, Peppe De Cristofaro, ha risposto a Cafasso nel corso della trasmissione televisiva locale TvLuna, garantendo un momento di discussione e un intervento straordinario in materia di Ex Lsu. I dati forniti, infatti, vedono proprio spiccare i lavoratori della Campania. Sono 3.626 le unità Lsu in tutta la regione, 2.305 delle quali solo a Napoli. Giovedì scorso gli Lsu hanno deciso di raggiungere la sede del Ministero della Pubblica Istruzione per svegliare la capitale con le loro rivendicazioni e protestare per il fatto che non ricevono, da molti mesi, stipendio, contributi, festività.

Tra le richieste c’era quella di ricevere entro febbraio, almeno tre o quattro mesi di salario. Sono 3mila unità, solo a Napoli, i lavoratori in forze al comparto scuola che in larga parte non sono in possesso del diploma richiesto per poter continuare a guadagnare tra i 600 e i mille euro al mese. “Bel risparmio, quello di non assumere migliaia di lavoratori e di fingere di assumerne altri con il part time – denuncia il segretario regionale campano della Fisacat Cisl Angelo D’Insanto – ero capace di farlo pure io, un risparmio così, e ho solo la licenza media”. Ma proprio i requisiti richiesti ai lavoratori rappresentano l’altra faccia di un problema che, a oggi, salvo ripensamenti del governo o soluzioni ponte, non ha soluzione.