L’oro di Napoli in scena al Teatro Trianon Viviani di Napoli. La raccolta di racconti divenuta popolare con il film di Vittorio De Sica del 1954, è ora una commedia con musica in due atti, riscritta per il teatro da Manlio Santanelli con la regia di Nello Mascia. Un’opera tratta dai trentasei “quadri di vita napoletana” (pubblicata in un volume nel 1947) dello scrittore napoletano Giuseppe Marotta, una delle più significative della letteratura novecentesca meridionale.

«Nel trasferire l’opera dalla pagina alla scena mi sono trovato di fronte due problemi – spiega Santanelli – rendere unitaria l’azione, che nel libro è segmentata in più racconti, e prendere le dovute distanze dal film che ormai appartiene all’immaginario collettivo, senza deludere il pubblico che ha il diritto di trovarsi di fronte a quel Marotta che ha conosciuto attraverso la nota pellicola». Dei sei episodi del film di De Sica, gli attori ne porteranno in scena quattro: Il Guappo, la storia del pazzariello perseguitato appunto dal guappo del Rione Sanità Don Carmine Javarone e Pizze a credito, che narra invece l’amore ingarbugliato di Sofia e Rosario, gestori di una pizzeria da asporto nel rione Materdei. Poi gli spettatori rideranno con I giocatori e il Conte Prospero, un nobile napoletano soffocato dalla moglie ricca e antipatica che cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con Gennarino, un bambino di otto anni che continua a batterlo a scopa e contro il quale si gioca tutto. Sarà infine la volta di sonore pernacchie con il racconto Il professore, la storia di Don Ersilio Miccio (interpretato dal regista) che vende saggezza e per pochi spiccioli elargisce consigli risolutivi a fidanzati gelosi, militari innamorati e parrocchiani in cerca di una frase a effetto. Ma il problema del quartiere è come punire lo spocchioso nobile del luogo: un pernacchio risolverà il tutto.

«È uno spettacolo corale – racconta Santanelli – in quanto gli episodi vedono spesso tutti i protagonisti in scena e, del resto, è ciò che accade a Napoli, le vicende individuali vengono vissute dall’intera collettività come proprie: non c’è disavventura personale che non diventi all’istante di tutti». La Napoli descritta da Marotta e che da oggi fino al primo marzo sarà protagonista al Trianon, non è ovviamente quella dei nostri giorni, per cui si può affermare che lo scrittore partenopeo abbia rappresentato sulla carta quel mondo che Totò ed Eduardo su tutti hanno invece messo in scena, al cinema o a teatro. È la Napoli sfacciata e furba dei vicoli, quella di chi si rialza sempre con intelligenza e ironia. Il regista Nello Mascia racconta: «C’è tanto oro in questo spettacolo, non solo quello dei racconti di Marotta, che descrivono l’autentico spirito dei napoletani e il legame indissolubile con la loro città, ma anche quello del lavoro di Manlio Santanelli, che ha voluto assecondare l’amore e l’ammirazione sia per l’opera dello scrittore partenopeo, sia per le immagini scolpite nella memoria collettiva di quel film indimenticabile – continua Mascia – assicurando la sua presenza costante in tutte le prove, montando e smontando il suo adattamento secondo le esigenze che via via si presentavano, con umiltà e infantile passione». In scena con Nello Mascia, Rossella Amato, Roberto Azzurro, Cloris Brosca, Ciro Capano, Giancarlo Cosentino, Rosaria De Cicco e tanti altri attori. Le musiche dello spettacolo sono firmate da Mariano Bellopede e Davide Afzal. I costumi di scena sono invece a cura di Annalisa Ciaramella. Anastasio.