Il passo indietro dello sport. Fermi, tutti, fino al 3 aprile, dal calcio alle discipline meno praticate. L’indirizzo è arrivato ieri dalla riunione convocata dal numero uno del Coni, Giovanni Malagò, presenti i presidenti delle federazioni degli sport di squadra, con la conferma dello sport italiano che si piazza in quarantena per qualche settimana, provando così a proteggere gli atleti (e non solo) dalla furia del Covid-19, dando anche un segnale di vicinanza alla sofferenza per le conseguenze provocate dall’epidemia.

Dunque, atleti in isolamento volontario fino (almeno) al 3 aprile. Ma stavolta, con tempi rapidi e con chiarezza mancata in precedenza, deve muoversi il Governo per rendere effettiva la sospensione delle attività, assicurando – con un nuovo decreto – una serie di misure a tutela sia degli sport professionistici che dilettantistici. “È il momento di fermare tutto, tutelando la salute di atleti, dirigenti, tecnici è la priorità espressa nella riunione al Coni dal presidente Giovanni Malagò e che ovviamente condividiamo – ha spiegato Sergio Roncelli, presidente del Coni Campania -, non si può pensare che una parte del Paese si fermi, resti in casa, mentre lo sport resti in un angolo a guardare le sofferenze delle persone. Siamo pronti, uniti, a seguire le direttive che arriveranno, spero, dal Governo, in modo da andare oltre i legittimi interessi delle varie federazioni, che devono scendere a patti con le leghe anche per motivi economici, tra sponsor e tv. Ma un principio deve passare, ovvero che la salute è al primo posto, anche per gli atleti, da chi come i calciatori gode di contratti più ricchi, a quelli di discipline meno mainstream, che magari impostano il lavoro per quattro anni, aspettando le Olimpiadi, rischiando addirittura che quel sogno diventi un incubo”.

E dunque, niente sport, dalle competizioni agonistiche all’attività nelle palestre, nelle piscine. “Il contraccolpo economico e sociale in Campania, a Napoli, è davvero spaventoso e se le attività di palestre, centri di allenamento, dovesse essere sospesa per settimane o peggio per mesi, il danno sarebbe incalcolabile – aggiunge Roncelli -, con le spese di gestione degli impianti, delle utenze, mentre gli utenti sono costretti a casa, a rinunciare agli allenamenti. Per questo motivo spero davvero che il Governo trovi il modo di aiutare economicamente i titolari delle società sportive”.
Secondo Roncelli, sono tuttora a rischio, causa Coronavirus, alcuni degli eventi sportivi che avrebbero reso la Campania capitale dello sport italiano nel 2020: “Dal Golden Gala di maggio allo Stadio San Paolo sfilati al fotofinish a Milano, ai Campionati italiani di Scherma, a giugno, al PalaVesuvio, senza dimenticare gli Assoluti di Ginnastica, sempre al PalaVesuvio, oppure di Judo, sarebbe difficile ricollocare questi appuntamenti, ricordando che gli atleti hanno bisogno di riavvicinarsi alla competizione, di allenamenti, prove, tornei”.

Insomma, conseguenze drammatiche per lo sport, come per turismo, moda. Un discorso difficile da comprendere nel calcio per la Lega di A, intenzionata ad andare avanti a porte chiuse. A ogni costo. “Gli interessi del calcio sono immensi ma lo stop è inevitabile. È il momento di di mettere la salute davanti a tutto e tutti trovando le convergenze necessarie anche per le federazioni che hanno a che fare con leghe e quindi interessi commerciali con sponsor e tv – ha spiegato Pasquale Loria, dirigente salernitano e presidente della federazione italiana di pallamano, la FIGH, -, la riunione al Coni è stata importante perché si è concordi anche sulla necessità di tutelare lo sport dilettantistico che è in grande difficoltà, economica e organizzativa. Insomma, ci appelliamo al Governo per un sostegno finanziario ma soprattutto ai Governatori delle regioni anche per garantire agli atleti di poter svolgere la loro professione, di potersi allenare senza pericoli, tra ordinanze, presidi sanitari e una serie di condizioni restrittive che ne impediscono l’attività”.