“Lino Cannavacciuolo #6” è disponibile ovunque online da oggi. Il nuovo disco del violinista e compositore è solo una parte del progetto artistico più ampio pensato e realizzato nei lunghi mesi di lockdown.
Dopo il successo dei due singoli (“Third Rail”, scritto a quattro mani con Domenico Gigi Canu dei Planet Funk, e “Sick Tarantella” che racconta in musica l’alterazione data da un momento storico drammatico con l’esplosività e la follia insiti nel genere umano), arriva il primo dei tre album che mostreranno i numerosi volti dello stessa artista.
“Lino Cannavacciuolo #6” contiene dieci brani scritti in momenti diversi della carriera del violinista ed, in ognuno, al rispetto dei canoni classici di ogni genere (come la ballad, il blues, il waltz e la tarantella) si aggiunge sempre l’inconfondibile istintività di Cannavacciuolo e la sua naturale attitudine all’urgenza di continue contaminazioni e sperimentazioni.

“Questo disco, spiega a “il Riformista” Lino Cannavacciuolo, in gran parte rappresenta quello che è stato da sempre il mio interesse: la curiosità di vivere gli stili musicali che più appassionano come blues, funk e ballate. Ho sempre avuto questo genere di trasporto e avevo messo queste idee in serbatoio. È arrivato il lockdown ed è stato come riaprire i cassetti e andarsi a rivedere le foto del passato. Ho pensato fosse il momento di realizzarli questi pezzi. In questo caso non m’importava che ci fosse omogeneità ma l‘emozione dell’incontro musicale. Mi sono avvalso di tanti amici musicisti, ognuno infatti ha contribuito dalla propria postazione. Ci siamo “reincontrati” in modo virtuale ma sempre d’incontro si tratta. Questo non è l’unico progetto che ho curato in questi ultimi anni. Sempre considerando il momento storico pieno di limitazioni, mi sono immerso anima e corpo nella produzione di tre progetti. Il secondo è un lavoro completamente diverso da questo. Ha un suo linguaggio, un suono preciso. Un progetto cameristico, basato sulla cultura del linguaggio campano in cui vado a toccare un po’ il ritmo e le danze della Campania. Poi c’è l’altro progetto ancora il proseguimento di quello che ho fatto in questi anni con una visione di quello che viviamo oggi. Il mio istinto, conclude l’artista, il mio interesse è sempre quello di rinnovare non per esigenze di mercato ma per trovare continuamente uno stimolo dentro di me. Devo sorprendermi per primo.