Caro Riformista,
prendo spunto dall’articolo del direttore Demarco in cui si descrive in modo arguto una delle tante sciagure che il cittadino napoletano deve affrontare impattando con l’amministrazione comunale. La vicenda della multa pagata più volte è la cifra dello stato di decomposizione degli apparati comunali e dell’assoluto dispregio verso il cittadino utente. Tanti potrebbero aggiungere, sullo stesso argomento, le proprie disavventure. Ma vorrei riprendere un altro punto sottolineato nell’articolo: il Comune incassa il 16% dell’ammontare delle sanzioni per infrazioni al Codice della strada, il che vuol dire che l’84% ogni anno rimane inevaso. Eppure la giunta arancione iscrive a bilancio circa 84 milioni di euro da esigere, un bluff per far quadrare un bilancio taroccato.

Ogni anno revisori dei conti e Corte dei Conti sottolineano la gravità di questa situazione, ma tutto resta invariato. Il servizio così definito non è controllabile e, quindi, dovrebbe essere modificato radicalmente. Negli anni l’amministrazione ha ricevuto più progetti di riforma, con opportunità di utilizzare ipotesi derivanti da gare d’appalto promosse da stazioni pubbliche. Imperterriti, però, gli arancioni hanno alimentato un andazzo che fa perdere decine di milioni di euro ogni anno. A fronte del credito, naturalmente, avanza il debito nei confronti di Poste Italiane per il servizio di postalizzazione delle contravvenzioni. Anche da questa piccola vicenda si comprendono le dimensioni del debito comunale che nel 2011 era di 800 milioni di euro e oggi è più che triplicato, a quota 2,7 miliardi. Proprio per questo l’emendamento contenuto nel Milleproroghe non serve a nulla, solo a salvare il sindaco de Magistris.

La città rimane, invece, impelagata in una vicenda complicatissima che non riguarda solo la veridicità del bilancio, ma soprattutto la grave situazione dei tanti creditori che hanno visto prolungare da dodici a diciassette mesi il pagamento delle fatture per lavori, forniture e servizi. È questo l’aspetto più delicato, anche politicamente, poiché la dimensione del dissesto è tale da poter produrre la chiusura di decine di imprese, colpendo duramente l’economia cittadina. L’irragionevolezza di de Magistris può abbattersi come un ciclone su tante famiglie di lavoratori che si ritroverebbero licenziati. Urge, quindi, trovare una strada per risanare il bilancio e mantenere in funzione la città. E questa strada, oggi, non può che essere una legge per Napoli: una norma utile a ripianare il debito consentendo a chi governerà la città dopo de Magistris di intraprendere un percorso virtuoso caratterizzato dalla riduzione della spesa corrente e dall’aumento degli investimenti. Non vedo, al momento, altra soluzione.