La Torre è inaccessibile da tempo. Occorrerebbero molti soldi (“troppi”, ma probabilmente non sarebbero mal spesi) per rimetterla in sesto. Quando, con cautela, da una piccola apertura nella pietra, ci sono entrata, è stato come sprofondare in un buio circolare. Dall’interno, non si intravvede neppure un pezzettino di cielo e di mare e le celle hanno lo spazio di meno di due passi miei, e, per di più, con, ben in evidenza, i ceppi, scuriti dal tempo, certo, ma, forse, anche dal sangue: un uomo di medie dimensioni ci sta come in gabbia.

Se Montefusco si meritò il titolo di Spielberg borbonico, la Torre di Nisida non era da meno, anche se qualche falla nei controlli ci doveva stare, visto che Gladstone, pare, riuscì a incontrarci Poerio, scrivendo poi che il governo borbonico era “la negazione di Dio eretta a sistema di governo”. Dalla Torre di Nisida, nel 1858, dopo dieci anni di pesante isolamento, partirono alcuni detenuti che, insieme ad altri provenienti dalle carceri di Procida, Santo Stefano, Montesarchio, (in tutto 65 o forse 66 o 67), dovevano arrivare a Cadice e da lì raggiungere l’esilio perpetuo in America.

Tra i “nisidiani”, nomi tuttora presenti nei nostri libri di storia e anche nella quotidianità di vie e scuole a loro intitolate, da Carlo Poerio a Silvio Spaventa, ma anche persone rimaste sconosciute ai più come Francesco Sorace di Reggio Calabria o Achille Grillo di Teramo. Il piroscafo su cui si imbarcarono venne dirottato dal figlio di Settembrini, Raffaele, a Cork, in Irlanda. E, da lì, Poerio e molti altri, ripararono in Piemonte, dando nuovo contributo alla causa dell’unità nazionale. Una vicenda che segna il nostro Risorgimento, ricca di spunti di analisi storica, intrigante più di un romanzo.

Al loro straordinario viaggio è dedicato (ne parlerà la professoressa Elena Bacchin) uno dei quarantanove incontri – più quattordici eventi collaterali – che dal 27 febbraio al 1 marzo animeranno la seconda edizione del Festival di Storia, che lo scorso anno, a Napoli, registrò un eccezionale successo di pubblico. Non solo professori e cultori della materia, ma centinaia e centinaia di giovani appassionati, consapevoli che senza una buona conoscenza del passato è difficile muoversi “bene” nel presente verso un futuro “migliore”.

Tema di quest’anno “Noi e loro”: la costruzione, nel tempo, dell’identità (di famiglia, di gruppo, di chiesa, di partito, di tifoseria sportiva) come contrapposizione ma anche come relazione.
È possibile immaginare un “noi” che non separi, che non alzi muri invalicabili, ma comprenda le ragioni nostre e degli “altri”? In un percorso nella letteratura, nell’arte, nella musica, studiosi di fama proveranno a illuminare il presente attraverso le lenti della storia. Da Eva Cantarella che parlerà di Saffo e della bisessualità nel mondo antico ad Andrea Giardina e Ivano Dionigi che discuteranno del rapporto dei greci e dei romani con i “barbari” a Massimo Osanna, che racconterà della distruzione di Pompei. Da Silvia Ronchey che tratterà della bizantina Anna Comnena a Gabriella Gribaudi che racconterà di camorra a Domenico Conte che parlerà del rapporto tra Croce e Thomas Mann e a Olindo De Napoli che relazionerà sul colonialismo italiano. Aldo Trione e Giovanni Bietti si soffermeranno, rispettivamente, sulla pittura da Picasso a Banksy e su Beethoven e la musica folkloristica europea.

Decine di interventi di pregio, suddivisi in percorsi tematici, che abbracciano una vasta gamma di problematiche. Non mancheranno una lezione su Totò svolta da Emilio Gentile e la passione dei napoletani per Maradona, raccontata da John Foot. Tre interventi di Alessandro Barbero di cui uno su Dante nel conflitto tra guelfi e ghibellini le cui prenotazioni si sono esaurite in pochissime ore. Per Barbero, seguitissimo anche in tv e su internet (molto visti i suoi interventi su youtube; moltissimi i suoi fan su fb) ci fu, lo scorso anno, entusiasmo da stadio: che, di certo, si ripeterà. Ideato da Laterza con la Regione Campania e organizzato dall’Associazione “A voce alta” e dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, il Festival si svolgerà in più sedi: il Teatro Bellini, il Museo Mann, il Museo Madre, il Conservatorio a Majella, l’Accademia di Belle Arti e il Liceo Vittorio Emanuele II, partner nella realizzazione dell’iniziativa e la Libreria The Spark.