Per lungo tempo sono state additate come simbolo degli sprechi e delle inefficienze che caratterizzano la pubblica amministrazione italiana. In tempi di emergenza legata al diffondersi del Coronavirus, invece, le Regioni si prendono una rivincita sui loro numerosi detrattori. A sancirla è Vincenzo De Luca, ospite della trasmissione televisiva “Mezz’ora in più”. Secondo il governatore della Campania, “senza il livello regionale la crisi non sarebbe stata affrontata come è stata affrontata” e l’Italia si troverebbe “in una situazione molto più drammatica” rispetto a quella con la quale si trova oggi a dover fare i conti proprio a causa del Coronavirus. Il motivo? Senza le Regioni, lo Stato centrale non avrebbe potuto curare i rapporti con gli oltre 8mila Comuni italiani né governare migliaia di strutture sanitarie. Insomma, una bella risposta a quella pletora di politici e intellettuali sempre pronti a puntare il dito contro la scarsa competitività delle venti Regioni nostrane. E quindi? L’emergenza Coronavirus ci insegna che di certe articolazioni territoriali lo Stato non può fare a meno. Così come non si può prescindere da una definizione ancora più chiara delle dinamiche tra Regioni, Città metropolitane, ciò che resta delle Province e Comuni: chiarezza dei rapporti e sana collaborazione sono indispensabili perché le istituzioni tutte offrano una buona prova di sé non solo in fase di emergenza, ma anche per l’”ordinaria amministrazione”.