Per lungo tempo sono state additate come simbolo degli sprechi e delle inefficienze che caratterizzano la pubblica amministrazione italiana. In tempi di emergenza legata al diffondersi del Coronavirus, invece, le Regioni si prendono una rivincita sui loro numerosi detrattori. A sancirla è Vincenzo De Luca, ospite della trasmissione televisiva “Mezz’ora in più”. Secondo il governatore della Campania, “senza il livello regionale la crisi non sarebbe stata affrontata come è stata affrontata” e l’Italia si troverebbe “in una situazione molto più drammatica” rispetto a quella con la quale si trova oggi a dover fare i conti proprio a causa del Coronavirus. Il motivo? Senza le Regioni, lo Stato centrale non avrebbe potuto curare i rapporti con gli oltre 8mila Comuni italiani né governare migliaia di strutture sanitarie. Insomma, una bella risposta a quella pletora di politici e intellettuali sempre pronti a puntare il dito contro la scarsa competitività delle venti Regioni nostrane. E quindi? L’emergenza Coronavirus ci insegna che di certe articolazioni territoriali lo Stato non può fare a meno. Così come non si può prescindere da una definizione ancora più chiara delle dinamiche tra Regioni, Città metropolitane, ciò che resta delle Province e Comuni: chiarezza dei rapporti e sana collaborazione sono indispensabili perché le istituzioni tutte offrano una buona prova di sé non solo in fase di emergenza, ma anche per l’”ordinaria amministrazione”.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.