Gli italiani hanno imboccato nuove strade, hanno scelto nuove forme di comportamento, immaginano nuove libertà, nuovi poteri. Per essi – quindi – non è facile una meditata e ragionevole consapevolezza di quale dovrebbe essere il contegno di coloro che esercitano la funzione giudiziaria. Non ricorre più quel prestigio, scaturente dalla funzione, che imponeva contegno rigido, distaccato e cauto.

Essere magistrati oggi è aver conseguito un lavoro non dissimile da tutti gli altri, con alcune caratteristiche peculiari: la necessità di coerenza e rigore nell’esame dei fatti, di attento studio della fattispecie in esame, la lucida e completa esposizione dei fatti e delle motivazioni. Il magistrato – oggi – è giustificato e appagato da una buona retribuzione e dalla mancanza di sanzioni disciplinari, qualsiasi lentezza o pigrizia si riscontri nella di lui condotta professionale. Certo è che l’intero funzionamento della giurisdizione, civile e penale, è compromesso dalle inconcepibili lentezze delle procedure, lentezze che in parte derivano da normative illogiche e superficiali, ma che – soprattutto – conseguono all’indifferenza del personale verso il sollecito funzionamento delle stesse.

Gli effetti negativi di tali lentezze sono molteplici. L’indifferenza verso il sollecito adempimento di obbligazioni di qualsiasi genere produce effetti ingiusti, tra i quali non è irrilevante la necessità per il creditore incapiente di ricorrere a pressioni illecite per ottenere quanto a lui è dovuto. La mancanza di vera cultura del diritto e del conseguente senso pratico nel ceto politico del nostro disgraziato Paese ha prodotto e produce effetti pregiudizievoli di carattere generale.

Così si è negata la convenienza di sistemarsi in Italia di industrie straniere e si è prodotta la decadenza della professione legale, non convenendo alla massima parte dei creditori, nella prospettiva di un successo giudiziario, che il gran tempo trascorso rende incerto e problematico, ricorrere all’azione civile – e sopportare il costo – per realizzare quanto gli spetta. In effetti gli operatori economici sono indotti dal sistema a preferire vantaggi incerti e, a volte, non leciti e legittimi profitti.