In mare le sardine per sopravvivere si muovono in gruppo, in affollatissimi banchi. È un meccanismo di difesa: spostarsi come un singolo organismo, sincronizzando direzione e velocità, le rende meno individuabili. Quando il gruppo si sfalda, però, emerge la debolezza dei singoli.
Fuor d’acqua è quello che è successo anche alle Sardine napoletane che nella manifestazione di martedì sera, contro la Lega e in sostegno dei lavoratori della Whrilpool, si sono trovate a nuotare da sole in una piazza semi deserta. Il tentativo di replicare la marea che si era radunata il 30 novembre scorso è fallito, nonostante questa volta fossero presenti i leader nazionali, Mattia Santori e Jasmine Cristallo. O forse, anche per quello. Un flop senza appello che ha provocato liti e scissioni anche all’interno del gruppo ittico napoletano, con defezioni e rimozioni da chat, gruppi e pagine che compongono il centro di coordinamento digitale del movimento. Una delle Sardine partenopee, Bruno Martirani, è stato rimosso dalla chat Whatsapp del gruppo napoletano mentre contemporaneamente, via Facebook, il gruppo che aveva contribuito a creare “Sardine napoletane”, che conta quasi 8mila membri, ha prima cambiato la privacy, da pubblica a privata, ha poi modificato il nome in Sardine Napoletane #areanord e ha infine espulso il suo fondatore.
«Non si può fare politica sulle chat –spiega Martirani a Il Riformista- siamo all’anarchia digitale. Manca un coordinamento, una visione chiara. Le decisioni vengono prese dal gruppo nazionale e comunicate senza che ci sia un dibattito interno un confronto chiaro con i territori e le loro diversità. È chiaro che poi la piazza si rivela un flop».
L’ex Sardina contesta la mancanza di franchezza da parte dell’intero movimento, che non ha capito che non è possibile esportare nel Sud il paradigma emiliano. «Avremmo dovuto avere, e mi ci metto anche io dentro, il coraggio di dire: abbiamo sbagliato – spiega Martirani -. E invece si è preferito nascondersi o trovare un capro espiatorio a cui imputare le proprie mancanze». Il riferimento è al mancato intervento sul palco del leader Mattia Santori. «Il suo intervento era in scaletta – precisa Martirani – e nessuna contestazione, di nessun centro sociale gli ha impedito di salire sul palco. La verità è che ha preferito non metterci la faccia».
Dall’alto lato le Sardine partenopee difendono il leader bolognese, «c’è stata una contestazione e abbiamo dovuto interrompere la manifestazione», e accusano Martirani di non aver rispettato i patti.
«Sì, sono stata io a cancellarlo dalla chat Whatsapp – ammette al telefono Antonella Cerciello, amministratrice del gruppo –. C’era un accordo: nessuna delle sardine napoletana sarebbe dovuta salire sul palco per dire la sua. E Bruno l’ha infranto». La coordinatrice napoletana, ieri a Taranto insieme a Santori, restituisce però al mittente l’accusa di epurazione. «Quando ha preso il microfono Bruno ha detto “se ho fatto parte di questo gruppo”. È evidente che non si sentisse già più parte di questo movimento da molto. Ne abbiamo preso atto».