La storia di Ogongo e Martirani ci insegna che tenere le mele marce troppo a lungo al proprio interno non conviene”. Sembrerebbe una citazione stalinista, ai tempi delle grandi purghe, raccolta magari in uno degli scritti di denuncia di Lev Trotsky . E invece no. La frase si legge, pixel su schermo, in una conversione Whatsapp il cui mittente è Mattia Santori. Il leader delle Sardine scrive a proposito dell’ultima bagarre interna al movimento, andata in scena in Sicilia dove è stato chiuso il gruppo catanese delle Sardine. O meglio, due pagine Facebook legate al movimento ittico sono state disconosciute dal gruppo nazionale in una nota del coordinamento nazionale.

Il motivo, si legge nel post del gruppo 6000 sardine, è di tipo identitario: «Sardine non si diventa», spiegano. E aggiungono: «Per la natura del fenomeno che rappresentiamo non possiamo accettare che il personalismo o la ricerca di interessi individuali prevalgano sulla collettività. In questi mesi, a Catania, qualcuno ha dimenticato cosa significhi essere Sardina, preferendo trascorrere il tempo, non a difenderne i valori, né a elaborare o proporre iniziative». E dire che loro, le Sardine vere, quelle con il marchio Dop, aveva detto di voler essere inclusivi e aggreganti, di voler coinvolgere le persone con metodi nuovi, mica con le epurazioni. Eppure qualcuno nei commenti lo scrive: «Mi sarei aspettata un confronto e non una censura». E ancora: «Ma che razza di democrazia è questa?».