Fino a pochi giorni fa con i suoi avvocati stava portando avanti un confronto con i magistrati per valutare, assieme a un pool di consulenti, cosa “salvare”, quale aspetto poteva essere escluso dalle contestazioni al centro dell’inchiesta in modo da riprendere il lavoro e non fermare tutto, in attesa della fissazione dell’udienza in Cassazione per discutere della questione: abusi sì o abusi no, violazione dei reati urbanistici e paesaggistici sì oppure violazioni no. Praticamente, il nodo al centro dell’inchiesta sui lavori di ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno.

Due tesi a confronto: accusa e difesa. Tutto ci si aspettava, quindi, fuorché una nuova tegola giudiziaria. E invece ieri mattina, i carabinieri di Caserta hanno notificato a Vincenzo Schiavone, amministratore di fatto della struttura sanitaria “Casa di cura Pineta Grande” di Castel Volturno, un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, la stessa che il 7 gennaio scorso aveva fatto scattare la misura cautelare per il geometra Carmine Noviello, in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico comunale della cittadina casertana, e la stessa indagine nell’ambito della quale a settembre 2019 era stato emesso un decreto di sequestro preventivo per le opere di ampliamento che si stavano realizzando presso la clinica. La stessa indagine, quindi, per la quale la difesa di Schiavone ha spiegato di aver presentato ricorso per ottenere il dissequestro, ritenendo che nei comuni, come nel caso di Castel Volturno, che non hanno un piano regolatore le opere di secondaria urbanizzazione, come quelle relative ai lavori a Pineta Grande, siano da considerarsi possibili.