Caro Direttore,
nelle ultime settimane si è utilmente sviluppato un dibattito intorno al disegno di legge regionale in materia di governo del territorio. Un confronto che avviene sulle pagine della stampa, in numerosi convegni, attraverso documenti e proposte. La maggior parte di queste, a firma di organismi, associazioni, ordini professionali, esprimono apprezzamento per l’iniziativa, per lo sforzo di redigere in Campania, per la prima volta, un Testo Unico per l’urbanistica e l’edilizia, non mancando di evidenziarne anche criticità o aspetti suscettibili di miglioramento attraverso modifiche o integrazioni. È evidente che non appartiene a questa categoria di contributi, ovvero a questo tipo di atteggiamento, la posizione espressa ieri, sulle pagine del Riformista, da Vezio De Lucia che, non condividendo nulla del disegno di legge, si limita ad enunciarne quelli che, a suo dire, sono i limiti e le negatività.

Per questa ragione, e per le tecnicalità della materia, non potrò rispondere alle sue tante affermazioni, per dimostrarne l’infondatezza o il pregiudizio che vi ravviso, limitandomi ad alcuni esempi. Riservandomi, infine, lo spazio per alcune considerazioni che ritengo possano essere di maggiore interesse per i lettori del giornale e per un ulteriore sviluppo della discussione.
Nell’intervista pubblicata ieri, infatti, compaiono molti giudizi perentori e solo pochi riferimenti più specifici alla norme proposte. È il caso degli interventi consentiti o delle premialità previste in ambito di rigenerazione urbana, delle disposizioni in tema di usi civici, ancora delle questioni legate all’abusivismo, della pianificazione paesaggistica, della riduzione del consumo di suolo.
L’intero impianto della legge, lo confermo ancora una volta, è orientato ad affermare, in maniera non dissimile da quanto previsto dalle legislazioni regionali di ultima generazione, i nuovi paradigmi della cultura urbanistica italiana, e cioè consumo di suolo zero, rigenerazione urbana e territoriale, consapevolezza della fragilità e dei rischi, semplificazione. Non è un caso che si preveda l’abrogazione di 11 leggi vigenti e il riordino in un Testo Unico.

In un testo di 80 articoli è possibile che alcune definizioni o disposizioni possano risultare a volte non chiare, altre migliorabili, altre ancora da sostituire, cosa a cui ci si sta apprestando con un lavoro svolto in seno alla commissione consiliare. Lo stesso rispetto nei confronti delle proposte pervenute, si auspicherebbe da parte di chi critica, provando addirittura a stravolgere il senso delle norme, come nel caso della pianificazione paesaggistica.

Qual è l’interpretazione del ruolo di questo piano, da parte della Regione, nell’attuazione di quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali, è facile desumerlo dal Preliminare di Piano Paesaggistico approvato da questa Amministrazione regionale, di concerto con il Ministero competente, nel novembre scorso, piuttosto che cercare in una parola l’indizio di una intenzionalità che è solo nella mente di alcuni e non certo nelle finalità della legge. Potrei continuare a lungo, rischiando solo di tediare i lettori e perciò vengo alla considerazione di cui parlavo all’inizio.
È indubbio che l’urbanistica italiana non abbia dato buona prova di sé, se rapportata a ciò che è avvenuto nei territori e città italiane negli ultimi venti-trent’anni. L’eccessivo consumo di suolo, i fenomeni legati all’abusivismo, alla dispersione e allo sprawl, alla devastazione di interi paesaggi, sono anche frutto della incapacità di governare le trasformazioni, di strumentazioni o piani urbanistici inadeguati, di auto referenzialità di molti dei responsabili sia dal punto di vista tecnico, disciplinare, amministrativo oltre che, naturalmente, politico.

A fronte di questa crisi sono state sperimentate strategie e politiche urbane, elaborati piani e attuati interventi in molte città del nostro paese. Lo stesso Vezio De Lucia ha svolto un ruolo non secondario, nella sua lunga esperienza, ministeriale, nel commissariato straordinario per la ricostruzione, di assessore comunale, definendo il suo piano per Napoli un modello per l’Italia. Alla stessa corrente di pensiero di De Lucia sono ascrivibili alcuni urbanisti che, in quegli stessi anni in cui si avviava la redazione del nuovo Piano regolatore generale di Napoli, tacciavano le strategie che si delineavano a Milano, come forme di urbanistica contrattata, che avrebbero determinato lo stravolgimento e la rovina del capoluogo lombardo. Sappiamo come sono poi andate le cose, perciò oggi è utile confrontarsi su di una visione del governo dei processi di trasformazione del territorio oltre le teorie e le intenzionalità, ma anche relativamente alle sperimentazioni e alle esperienze fatte in tutti questi anni, per comprendere se quanto accaduto nell’ultimo quarto di secolo a Napoli e a Bagnoli, ci convincano di più del modo in cui si è rigenerata, per esempio, Milano.