Vecchi e nuovi assessori si confrontano sulle pagine di questo giornale su vecchie e nuove visioni urbanistiche. Ma la città è dei cittadini e se vogliamo essere veri cittadini dobbiamo contribuire tutti insieme a costruirla. Mi piacciono quelle costruite da chi le abita, non mi piacciono quelle ferme in un passato che non vuole passare e i cui abitanti sono solo ospiti indolenti. Come uno strano Dorian Gray, Napoli ha fermato il tempo della sua costruzione, ma non si manterrà giovane per questo, resterà vecchia per sempre.

Tira un’aria subdola che ci vuole marginali invece che protagonisti, che fa sentire migliore chi frena invece di chi accelera, che piccolo è bello mentre grande è grossolano, la decrescita felice è il mantra condiviso ad arte nelle ville dei quartieri bene, no è meglio di sì, meglio tollerare il degrado dello status quo che costruire il nuovo. Ho visto città che hanno pianificato il presente e già lavorano al proprio futuro, la sensazione che ho provato è di appartenenza al mio tempo, lì si sente una specie di felicità contemporanea, un nuovo calore umano, è così diverso quando cammino sui nostri basoli, che pure amo, ma dove l’uomo contemporaneo è fuori posto. La domanda che mi faccio è sempre la stessa: ma com’è possibile che anche a Napoli non si possa fare così? Eppure diventerebbe oltre che la città “senza nessun paragone la più bella dell’universo” anche una città proiettata nel futuro! Più conosco le nuove città e più mi arrabio con Napoli e l’Italia. Eppure è italiano l’architetto della scintillante ricostruzione della Potsdamer platz, la metro di Copenhagen senza conducente è costruita a Napoli, a Caivano fanno le funi di acciaio del ponte sospeso sulla baia di New York, i prossimi taxi volanti in Cina sono progettati a Ponticelli, e non sto qui a parlare di arte, musica, letteratura, cinema, cibo, start up innovative di cui qui si è capaci. Perché, allora? Ci deve essere un perché. Napoli è un miracolo della natura e dell’architettura – degli anni passati – ma come si fa a dire sinceramente che qui oggi le cose vanno bene? Qua sono incattiviti pure i cornicioni che lasciano cadere le loro pietre sulla gente, c’è un degrado infinito, etico soprattutto, non c’è una visione urbana complessiva, pochi vecchi cantieri per lo più fermi e pochissimi progetti nuovi che possano lasciare il segno della contemporaneità. Non c’è lavoro, non c’è rispetto delle regole, la burocrazia è un nemico, camorra, violenza e prepotenza prevalgono sui diritti elementari, un’intera generazione di giovani continua a lasciare la città sempre più povera e al suo posto orde di trolley indifferenti invadono vicoli e palazzi. In tutto questo le responsabilità della politica sono enormi, superiori a quelle dei cittadini. È sempre ingiusto attribuire alla scarsità di denaro la mancanza di ispirazione.

Troppo poche le eccezioni, la nuova metropolitana è una di quelle di cui siamo capaci, è una preziosa infrastruttura di collegamento tra i luoghi, ma sono i luoghi su cui è necessario intervenire. Il degrado ci sta mangiando, una città senza alcuna manutenzione come può pretendere dai suoi cittadini comportamenti civili? Se costruissimo insieme una città migliore di certo otterremmo comportamenti più civili, servono nuove architetture per indurre nuovi comportamenti. Il degrado urbano è lo specchio del degrado umano perciò l’architettura è un’arma potente contro la camorra. L’Olanda da un po’ di anni è all’avanguardia in architettura, in Olanda da un po’ di anni chiudono le carceri per mancanza di detenuti, significherà pur qualcosa?

È dunque una responsabilità enorme progettare architetture di qualità, i monumenti del futuro, necessari per il riscatto urbano che è riscatto umano. Progetti che risolvano i problemi contemporanei urbani, sociali, economici e ambientali, che contrastino i cambiamenti climatici.