L’irresistibile fascino della tivù. Vado in Rai a registrare “Milleunlibro”, la trasmissione del sabato notte curata da Gigi Marzullo, e chi mi ritrovo tra gli autori in studio? È seduto tra Ester Viola, l’avvocata scrittrice che va forte in libreria con il suo libro-manifesto sui nuovi singol, da lei ribattezzati “spaiati”, e Lino Capolicchio, un pezzo della storia del cinema e del teatro, coccolato agli esordi da Giorgio Stehler e poi assai prossimo allo stile registico di Pupi Avati. Il viso scavato, il maglione la voce roca. Sì, tra Ester che vorrebbe vivere in una città col mare di Napoli e la metropolitana di Milano e Lino che racconta dei suoi diari confluiti nel l’autobiografi a acquistabile in libreria, c’è proprio lui: Erri De Luca, l’irriducibile.

Davanti alle telecamere, intervistato da un Marzullo ora sdoganato anche da Fabio, ma un tempo considerato il top del disimpegno cristiano-moderato, c’è dunque il più antitelevisivo degli scrittori italiani, il più schivo, il più riottoso, il più refrattario all’obbedienza mercantile. È in studio per promuovere il suo ultimo libro, “Impossibile”, un romanzo che l’editore (Feltrinelli) presenta, senza per altro esagerare, “straordinariamente personale e civile”. Marzullo: De Luca, cos’è l’impossibile? Risposta: “Ciò che è appena accaduto; che io sia qui, in televisione, a promuovere il mio libro”. La vecchia pratica sessantottina dell’autocritica è ancora. La faccia è salva. Il libro anche