Le amiche geniali sono cresciute. Arriva “Storia del nuovo cognome”, seconda stagione della serie-evento “L’amica geniale”, tratta dal secondo libro della quadrilogia di Elena Ferrante e targata HBO-Rai Fiction. Dal 10 febbraio, per quattro serate su Rai Uno e online su RaiPlay, Lenù e Lila dovranno lasciarsi alle spalle l’adolescenza e confrontarsi con l’età adulta, la scelta di un destino sull’altro, il matrimonio, la violenza e l’omertà.

Saverio Costanzo torna a scrivere con la stessa Elena Ferrante, Francesco Piccolo e Laura Paolucci ma alla regia fa un’eccezione e, negli episodi 3 e 4, lascia la guida ad Alice Rohrwacher perché nella storia, sin dal libro, c’è una rottura e dal punto di vista narrativo, c’era bisogno di un cambio di punto di vista. “C’è stata l’intuizione di Saverio che ha visto in questi due episodi un micro-romanzo a sé che è la prima rottura importante nella vita di Lila ed Elena”, dice la regista di Lazzaro Felice, sorella della voce narrante della serie, Alba Rohrwacher.

Se la prima stagione si dedicava, in maniera neorealista agli anni ‘50, la seconda si immerge in quell’aria pre-rivoluzionaria degli anni ‘60 e lo stile trova una sua evoluzione cinematografica. Lenù (Margherita Mazzucco) si troverà di fronte a una scelta, quella tra il mondo là fuori e un destino invece già scritto, una vita simile a quella che sta imprigionando Lila. Quest’ultima invece, sposata, signora, rifiuta l’immagine delle donne che la circondano, mogli e madri relegate e sottomesse.

L’amica geniale racconta la forza delle donne, una diseguaglianza di genere che ancora combattiamo e un’Italia che cominciava a cambiare. Napoli come l’Italia, questo il pensiero di Costanzo che ha respirato la città per un lungo periodo: “C’è un cuore a Napoli che è un po’ la sintesi di tutto quello che siamo noi italiani dal Nord a Sud, come se quella città fosse il nostro comune denominatore, non importa che si venga da Bolzano o da Palermo, Napoli è un archetipo di un modo di essere italiani”. Lenù e Lila, Margherita Mazzucco e Gaia Girace invece sono nate a Napoli.

“L’anima di Napoli è sempre la stessa, io poi vivo nel centro storico e sto a contatto sempre con quello che abbiamo visto in televisione”, dice senza incertezze Margherita. Gaia, invece, volge lo sguardo alle negatività della società di quel tempo: “In realtà, in alcuni quartieri di Napoli si conserva ancora quella complicità, alcune persone, come negli anni ‘60, hanno ancora una mentalità chiusa,quella che governava tanto tempo fa. Fortunatamente ora c’è meno omertà”. Fatta eccezione per la voce narrante, “L’Amica Geniale” è recitato interamente in napoletano. Di questa lingua un appassionato Saverio Costanzo dice: “Il dialetto napoletano è una lingua straordinaria che si adatta molto bene alla recitazione, un po’ come l’inglese per il rock, perciò, in realtà, questa storia non poteva che essere napoletana dal mio punto di vista. Io sono stato privilegiato perché ho potuto approfondire anche la città, cosa che quando giri solo un film ti fa rimanere turista. Invece io sento di appartenere a Napoli”.