Host Italia è un’associazione nazionale con oltre 700 associati in tutta Italia, di cui oltre 50 nella sola città di Napoli.

La sezione Campana, inoltre, è parte di una rete di Coordinamento Campana cui partecipano anche associazioni di gestori extra-alberghieri della province di Napoli e di Salerno.

In questo momento, il mondo dell’ospitalità extra-alberghiera si trova stretto tra tre fuochi: da un lato il crollo dei guadagni, dall’altro episodi di sciacallaggio, dall’altro ancora il “fuoco amico” di chi dovrebbe avere a cuore gli interessi della categoria.

Categoria che ricomprende 180.000 famiglie in tutta Italia, di cui circa la metà hanno quale unica fonte di guadagno quella proveniente dalla propria struttura ricettiva.

Ne abbiamo parlato con Elia Rosciano coordinatore Host Italia per la Regione Campania.

“E’ noto a tutti che il turismo – parte così importante del PIL del nostro Paese – è stato il primo settore a subire un tracollo e sarà l’ultimo a riprendersi, a causa dell’evolversi della pandemia e delle chiusure a catena delle frontiere e delle difficoltà negli spostamenti.

Eppure, finora tutte le parti pubbliche, a tutti i livelli, hanno dimenticato una parte importantissima di questo tessuto economico: ovvero, le strutture che lavorano con il codice fiscale. I gestori di queste strutture, condotte a livello personale e familiare, contribuiscono in maniera determinante al successo dell’Italia: oltre al consiglio su come raggiungere questo o quel posto, infatti, il gestore trasmette tutto quel bagaglio di storie e di notizie che costituiranno un corredo unico ed insostituibile nella valigia dei ricordi del viaggiatore. In questi giorni così duri per tutti, i gestori delle strutture extra-alberghiere ricevono e scambiano centinaia di messaggi di speranza e di solidarietà con ospiti che vivono a distanza di migliaia di chilometri.

A fronte di questo conforto emotivo così forte, però, tutte queste famiglie – continua Rosciano- che non sono solo famiglie di gestori, ma anche di colf, operai per la manutenzione, commessi, guide, accompagnatori, autisti – sono state assolutamente dimenticate dallo Stato e dagli Enti, che finora hanno disposto sussidi solo per chi lavora con la partita IVA.
Eppure, anche alle famiglie che gestiscono strutture extra-alberghiere, lo Stato ha spesso richiesto i medesimi incombenti tipici delle attività professionali, con le relative spese: controlli periodici per l’HACCP, controlli contro la legionella, canone RAI maggiorato, oneri SIAE, registrazioni e verifiche amministrative, IMU e TARI maggiorate. Tutto “giusto”, salvo che nel momento del bisogno queste strutture e queste famiglie sono divenute “fantasmi”.

Questo non è possibile: con Seneca diciamo “primum vivere”. Passata la crisi, le leggi del settore (ferme al 2001) andranno riorganizzate, ma nel frattempo c’è un’emergenza umana cui porre rimedio: centinaia di famiglie che non hanno alcun paracadute sociale e sono facili prede della povertà o, peggio, della camorra; troppo povere per sopravvivere, troppo ricche – magari hanno posto a rendita quella casa di famiglia per la quale non avrebbero più potuto pagare IMU o TARI – per accedere ai sussidi di necessità e cittadinanza.

Per questo, è nato su internet un flashmob spontaneo – che ha ottenuto finora oltre 40.000 visualizzazione ed oltre 600 condivisioni – gli Host divenuti ormai GHost, visibile sulla pagina Facebook di Host Italia – sez. Napoli.
Nonostante il grido di dolore sia giunto, attraverso i social, anche in Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Brasile ed Argentina, anche nelle bozze del decreto “Rinascita”, il turismo continua ad essere dimenticato e nemmeno una riga riguarda gli operatori non professionali.

Quando quest’estate penserete di sfruttare il bonus da 500 euro per le vostre vacanze, dovendo anticipare solo il 10%, pensate che – secondo gli studi di settore che proprio lo Stato predispone – le spese sono pari al 35%: quindi, quando andrete in vacanza, oltre a dover attendere per “monetizzare” il proprio guadagno, chi vi ospiterà perderà il 25% sulle spese vive (che, in realtà, sono molte di più).

Dall’altro lato, si sono verificate intense opere di sciacallaggio anche da parte di soggetti che invece dovrebbero avere a cuore gli interessi di categoria e che, al contrario, utilizzano ogni mezzo per indurre i gestori delle strutture extra-alberghiere a spese inutili o comportamenti scellerati.

Mentre declamano questo “de profundis”, si propongono però sia per accollarsi la gestione delle strutture (ma il comparto non era morto?) sia nuove ed inutili spese per apparati e forme di protezione inutili, se non dannosi: in particolare, propongono di acquistare apparecchi di domotica (che, attualmente, non è però pensata – almeno a prezzi accessibili – per le strutture ricettive e comunque abbisognano di un certo tempo di “apprendimento” e dimestichezza con i comandi), prospettano convenzioni per sanificazioni di massa e certificate da ditte che per ora non sono previste da alcun testo normativo, addirittura pongono in offerta assicurazioni contro le citazioni in giudizio causa CoViD-19 che un ospite potrebbe fare contro la struttura, ignorando – o dimenticando – che o la prova di un nesso del genere sarebbe sostanzialmente impossibile o, se il gestore ospitasse qualcuno pur sapendo di essere già affetto dal virus, questo lo escluderebbe dalla copertura assicurativa.

Ancora, sui social compaiono pagine di lavoratori e studenti che – sloggiati dalle case poi trasformate in strutture ricettive – si stanno proponendo di occuparle abusivamente: molti gestori, infatti, stanno cercando di locare di nuovo le case con contratti temporanei di pochi mesi e per molti affittuari questa sembra l’occasione ideale per rientrare nelle abitazioni.

Insomma- conclude Rosciano- una esplosiva situazione sociale che riverbera i suoi enormi effetti sulle dinamiche del mercato turistico ed abitativo, in cui l’incertezza economica e sui tempi di evoluzioni della pandemia incidono in maniera considerevole.”