Da una parte il confronto tra progetti su carta e risultati conseguiti nella gestione del ciclo dei rifiuti che ha spinto la Procura a notificare l’altro giorno un invito a comparire a 23 fra amministratori, dirigenti, funzionari e tecnici indagati per omissioni in atti d’ufficio; dall’altra le prime difese per spiegare le difficoltà di gestire il settore tra carenze di risorse e mezzi e una non sempre piena collaborazione da parte dei cittadini. Due versioni diverse, due diverse prospettive da cui osservare una realtà con criticità varie. Secondo la Procura, stando a delibere comunali, leggi regionali, piani di intervento, convenzioni, accordi e finanziamenti, la raccolta differenziata avrebbe dovuto raggiungere la soglia minima del 65%, i finanziamenti stanziati sarebbero dovuti servire per nuovo personale e per l’acquisto di automezzi e attrezzature, due nuovi impianti si sarebbero dovuti realizzare tra gennaio e luglio 2017 a Caivano e Giugliano garantendo entro dicembre 2019 lo smaltimento di cinque milioni e mezzo di tonnellate di ecoballe, e si sarebbero dovuti realizzare siti di compostaggio e stazioni ecologiche, evitando tra l’altro all’Italia le condanne per oltre 195 milioni di euro da parte della Corte di Giustizia europea.

L’accusa, invece, ritiene che siano stati compiuti ritardi e omissioni tali che all’8 gennaio scorso risultavano rimosse solo 458.550 mila tonnellate di ecoballe a fronte di ulteriori 3 milioni e 849mila tonnellate da rimuovere, la raccolta differenziata a Napoli ha oscillato in media attorno al 30% dal 2014 ad oggi, le gare per l’acquisto di automezzi non sono state ancora definite, i programmi per i due nuovi impianti di Caivano e Giugliano non risultano realizzati, i due ecodistretti di San Pietro a Patierno e Scampia nemmeno, i collaudi e la messa in funzione di impianti di compostaggio fra Napoli e le altre province campane sono previsti non prima del 2023/2024, e nessuna stazione ecologica di stoccaggio risulta realizzata al servizio degli Stir nella Città Metropolitana. Di qui l’ipotesi di omissioni per aver “indebitamente rifiutato un atto del proprio ufficio che per ragioni di igiene e sanità andava compiuto senza ritardo”. Se siano state o meno omissioni dolose sarà uno dei temi del confronto tra accusa e difesa.

In passato le indagini sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania non sempre si sono concluse con condanne, ci sono stati casi in cui le inchieste sono state bocciate da assoluzioni in primo e secondo grado e casi in cui sono state azzoppate da lungaggini processuali e prescrizioni. Questa volta la Procura (pm De Renzis e Vanacore coordinati dagli aggiunti Fragliasso e Amato) ha scelto di procedere con avvisi a comparire, segno di una volontà di allargare il campo di osservazione prima di tirare le somme. È stato predisposto un calendario di interrogatori e gli indagati (tra i quali il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola e l’assessore comunale Raffaele Del Giudice, oltre i vertici di Sapna e Asìa) potranno chiarire le proprie posizioni, spiegare le scelte amministrative e professionali, delineare contesti in cui calare i fatti.

“Non si parla di abusi ma di impossibilità di raggiungere un livello di raccolta differenziata che sarebbe il mio sogno ma non ci sono le condizioni economiche e degli impianti per farlo – ha spiegato Del Giudice – Questo sarà il momento per fare chiarezza sulla filiera e su un groviglio di situazioni che sono assolutamente trasparenti ma il problema è che nessuno lo ricorda. Abbiamo attuato la tattica dei piccoli progressi” ha aggiunto, spiegando le difficoltà legate a carenza di risorse e a una non piena collaborazione dei cittadini. In difesa di Del Giudice è intervenuto anche il sindaco De Magistris: “Piena fiducia in lui e nelle persone che lavorano con me. Gestire la raccolta di rifiuti in una città in cui non ci sono fondi è difficile”.

Intanto, oltre le perquisizioni eseguite l’altro giorno in Sapna e Asìa, sono stati acquisiti documenti anche negli uffici della Direzione generale ciclo delle acque e dei rifiuti della Regione in via De Gasperi, a Palazzo Santa Lucia, nella sede dello staff tecnico-operativo infrazioni comunitarie e piano regionale dei rifiuti in via Bracco e in quella del Servizio igiene dell’area ambiente del Comune di Napoli. Quando all’assessore regionale Bonavitacola, è intervenuto il suo avvocato Andrea Castaldo: “Le vicende riguardanti il ciclo dei rifiuti coinvolgono plurimi attori istituzionali, con le inevitabili complessità, come del resto conferma la lettura del provvisorio capo di imputazione. La Regione Campania ha avuto da sempre tra le sue priorità la soluzione di tutti i problemi connessi nel rispetto della legalità e a tale obiettivo si è naturalmente ispirata e distinta la condotta del vicepresidente. Per tali motivi, nel doveroso rispetto delle inchieste della magistatura, siamo sereni e fiduciosi che al più presto sarà chiarito ogni aspetto ed esclusa ogni responsabilità di qualsiasi genere”.