Il Tribunale di Napoli ha condannato don Luigi Ortaglio a 40 giorni di arresto (pena sospesa). Il motivo? Il cancelliere arcivescovile è l’autore del comunicato con il quale, nel 2017, la Curia partenopea ha diffuso il nome di una persona, oggi 44enne, che dai 13 ai 17 anni avrebbe subito abusi di carattere sessuale da don Silverio Mura, il suo professore di religione. A rivelarlo è il portale Iustitia. La vicenda ebbe una svolta nel 2010, quando la (presunta) vittima denunciò l’accaduto e chiesto l’intervento del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Nel 2017 la notizia è stata pubblicata dall’edizione nazionale di Repubblica: circostanza che ha spinto la Curia partenopea a diramare un comunicato nel quale, per otto volte in 31 righe, veniva ripetuto il vero nome dell’uomo che avrebbe subìto le violenze, fino a quel momento celato da uno pseudonimo. Il testo, come anticipato, recava la firma di don Ortaglio. Ma siamo sicuri che quest’ultimo sia il “carnefice” e non la vittima di una strategia finalizzata ad accendere i riflettori sull’uomo che ha denunciato di essere vittima di abusi e che non sia stato sacrificato sull’altare della “ragion di Chiesa” che impone di stendere un velo su vicende tanto scabrose? Ma il cancelliere sarebbe una vittima anche per un’altra ragione. La legge italiana, infatti, è tra le poche al mondo a prevedere ancora il carcere per determinate tipologie di reati.