Si può rinunciare a un ricco contratto a tempo indeterminato in Germania per aprire un’azienda in Italia con tutte le incognite e le difficoltà che ne conseguono? Si può dire no a una carriera praticamente sicura nel più florido Stato europeo per scontrarsi con le lungaggini, la burocrazia e i costi che chi vuole fare impresa nel nostro Paese è costretto a sostenere? Sì, almeno a giudicare dalla storia di Antonio Caraviello, numero uno della Sophia High Tech, unica azienda italiana impegnata nella progettazione e nella produzione di attrezzature da test per materiali compositi. Classe 1986, originario di Torre Annunziata, a Caraviello non manca certo il coraggio. O, a seconda dei punti di vista, l’incoscienza.

E le sue scelte lo dimostrano. A soli 25 anni, dopo la laurea in Ingegneria Meccanica, il giovane oplontino viene assunto dalla Geci, azienda francese con sede (anche) in Germania. Il suo compito è quello di progettare le strutture di sostegno del pavimento dell’aereo Airbus A350. Il lavoro è gratificante: dopo un anno per Caraviello scatta la promozione da design-engineer a desing-checker, il che vuol dire stipendio da 2mila e 500 euro netti al mese, benefit, agevolazioni per l’acquisto di una casa. Folgorata dalle brillanti performance di Caraviello, l’azienda mette gli occhi sulla sua fidanzata (oggi moglie) che in quel momento è una laureanda in finanza: il contratto è pronto anche per lei, così la giovane si trasferisce in Germania. Ma l’ambiente professionale, per quanto stimolante, è poco propenso al cambiamento: «Il lavoro era noioso – racconta oggi Caraviello – e alla fine ho avvertito un vuoto che nemmeno i soldi potevano colmare. Ho capito che sarei che cresciuto solo economicamente. E questo non mi bastava».

Risultato? Antonio si licenzia, lasciando increduli i vertici dell’azienda, e, dopo essere rientrato in Italia, nel 2013 decide di mettersi in proprio. Insieme con Raffaele Sansone, fonda la Sophia HighTech: in sei anni l’impresa arriva a fatturare un milione e 100mila euro, ad accumulare un patrimonio di 700mila e a dare lavoro a 23 persone tra lo stabilimento di Sant’Anastasia e quello che Caraviello apre ben presto in Repubblica Ceca. Un successo certificato anche dal prestigio dei committenti: Sophia realizza parti meccaniche per Lamborghini, componenti per il razzo Vega C della Avio, attrezzature speciali per i test eseguiti dal Cira, sistemi di lancio di satelliti per l’Aeronautica, porte antimissile per i magazzini in cui l’esercito americano accantona le munizioni nelle sue basi in Romania.

Insomma, la scelta apparentemente folle fatta da Caraviello ha dato buoni frutti: «La ricetta? Il know-how e la disponibilità al sacrificio – precisa il ceo di Sophia High Tech – nella consapevolezza che il successo economico è una mera conseguenza del: qui non lavoriamo per i soldi, ma per offrire prodotti che consentano ai committenti di affrontare con successo le sfide del mercato».