Sebbene con risultati non sempre felicissimi, il centrodestra è stato sempre forte e radicato in tutta la Campania. Quello attuale, però, non può essere definito centrodestra, semmai un “destracentro”. Il motivo è presto detto: il leader della coalizione, ormai, è Matteo Salvini che, da leader della Lega e vicepremier , ha sostenuto una serie di politiche non certo di ispirazione moderata. Dunque, da quando Salvini ha superato gli alleati in termini di consenso, alle elezioni di marzo 2018, parlare di centrodestra è non solo scorretto, ma addirittura impensabile. L’attuale immobilismo di certi esponenti politici a Napoli così come in provincia e nel resto della Campania, pertanto, si spiega con questa inversione di rotta. Al “destracentro” a trazione salviniana non hanno inteso aderire – e, d’altra parte, come avrebbero mai potuto? – molti autorevoli esponenti politici che, di contro, avrebbero avuto diritto di cittadinanza all’interno di un centrodestra moderato, liberale, non ancorato al metodo e alle politiche di cui Salvini e la Lega si sono fatti promotori nel corso degli ultimi due anni. Ne è scaturito è un depauperamento della classe dirigente nella quale i moderati e i liberali sembrano ormai emarginati: un processo destinato a durare fino a quando il centrodestra non sarà in grado di prendere le distanze dal “destracentro”.