Se il battito d’ali di una farfalla può alterare l’equilibrio del mondo, perché una foto sbagliata, inserita in un piano ministeriale, non potrebbe rivelare più di quanto non si creda di un ministro e del suo staff? Allora, senza assegnare alle cose un valore che non hanno, ma senza neanche rinunciare alla dimensione simbolica che comunque balza agli occhi, eccoci a riparlare del mare di Duino, vicino a Trieste, citato nell’ormai famoso piano decennale per il Sud del governo giallorosso. Cosa c’entrava quella foto nelle slide di Provenzano? Nulla. Per cui sarebbe bastato ammettere subito l’errore, cavarsela con una battuta, fare come Gattuso con gli azzurri, dire che le gaffe in campo sono colpa dell’allenatore, o inventarsi lì per lì, tra il divertito e il contrito, che per compensare sarebbe stato citato il metrò di Napoli in un prossimo prospetto sulla Torino-Lione.  E invece no. Niente di tutto questo. Datemi uno specchio che mi arrampico, ha ordinato il ministro, ormai avvezzo a gaffe ben più gravi, come quella – insuperabile – su Milano egoista e anti-italiana, che prende e “non restituisce”; definita così sebbene sia la città che più dà alla fiscalità nazionale e alle aspettative dei giovani meridionali.

E quel che ha detto, il ministro ha fatto. Qui lo specchio, qui la sovrumana scalata. “L’obiettivo della fotografia nordica – ha spiegato a polemica esplosa – è dare il senso della vicinanza fra alta Italia e Mezzogiorno e far intuire il beneficio unificante e comune a tutta l’Italia che verrebbe da una crescita del Sud”. La foto di Duino scelta a bella posta? Boom. Boom. E ancora boom. È vero, semmai, che il piano decennale di ottanta pagine e decine e decine di quadri sinottici è stato macchiato proprio da quella foto. Meglio: dal ridicolo tentativo di giustificarla. La prova è nella parallela e fantasiosa spiegazione a difesa, per altro non richiesta, venuta da un analista esperto come Marco Esposito, ormai molto inserito nel gruppo di tecnici vicini al ministro. Più realista del re, su il Mattino, Esposito ha spiegato che Provenzano aveva scelto “come immagine di copertina la foto di Duino, paesello in Friuli-Venezia Giulia, affacciato sul golfo di Trieste”, per tutt’altra ragione. “Sarà un caso – ha spiegato- ma Trieste (il porto preferito dall’Italia come terminale della Via della Seta nonostante sia lontano da Suez) e Gioia Tauro sono le località simbolo di un’Italia che fatica a ottimizzare tutte le sue potenzialità”. La via della Seta, Suez, tutta la geopolitica in una pezza a colore: in effetti, poteva essere una buona risposta, sicuramene migliore di quella appena offerta ai social dallo stesso Provenzano, peccato però che una giustificazione del genere al ministro non sia mai passata per la testa.

L’inserimento di quella foto tra le slide governative è capitato forse per caso o per ansia da prestazione, ma di sicuro non per scelta, come pure certe ricostruzioni trobadoriche lasciavano intendere. E, soprattutto, quella foto dimostra che un errore è un errore, esattamente come in poesia e nella realtà, “una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa”. Del resto, può capitare. In uno dei suoi innumerevoli progetti sulla riconversione dell’area di Bagnoli, Invitalia, presa com’era e com’è da mille coinvolgimenti in strategie pubbliche, riuscì perfino a disegnare una svolazzante e allegra funivia tra il Parco Virgiliano e il carcere minorile di Nisida. Per la fretta, avevano dimenticato di dire al grafico autore del rendering che sì, una funivia un tempo c’era, ma collegava Posillipo con la Mostra d’Oltremare. Tutta un’altra cosa, insomma, e il buon Arcuri, allora come ora dominus dell’Agenzia, non è che si inventò chissà cosa per giustificarsi. Abbozzò, e basta. Non disse che la funivia, precedentemente esposta come tratto modernizzante del piano di riqualificazione (tanto raffazzonato da essere subito messo da parte) era un modo per tenere insieme detenzione e riscatto o un creativo contributo a una surreale fuga per la libertà dei ragazzi finiti sull’isolotto.

Che poi il ministro Provenzano e il suo staff siano arrivati al piano decennale per il Sud dopo un indefesso lavoro preparatorio di cui ci ha entusiasticamente informato Emanuele Felice, il neo-responsabile del Partito Democratico per l’economia, poco cambia. Anzi, molto aggrava. “Sono orgoglioso, lo ammetto…”, twitta il neonominato. E aggiunge: “Sono 80 pagine di idee concrete, impegni, interventi. So bene che [Provenzano] ci ha lavorato per mesi, nelle ultime settimane anche di notte… [Questo piano] rende bene l’idea di come si lavora e di come si dovrebbe stare insieme in una coalizione”. Dunque è così che si lavora? Chi sbaglia si impanca a maestro e guai a farglielo notare? E se la gaffe fosse stata fatta non dico da Di Maio, ora alleato e dunque promosso a prescindere e con effetto retroattivo, ma del trucido Salvini? In realtà, questa si chiama arroganza intellettuale. Pessima premessa di ogni progetto. Tanto più se ambizioso e decennale.