Parrucchieri, Barbieri, centri estetici, tutti in rivolta contro le decisioni del Governo. Per loro il Presidente Conte ha previsto la riapertura a partire dal prossimo 1 Giugno. Troppo tardi per un settore che rischia seriamente di restare in ginocchio.
In queste ore è partita una lettera formale delle associazioni di categoria che si appellano, con una lettera, al Presidente della Regione De Luca per trovare una possibile soluzione:”le scriventi Federazioni Regionali dell’Artigianato e delle MPMI – Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI – intendono, con la presente, manifestare la contrarietà a quanto annunciato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Avv. Giuseppe Conte, in merito alla tempistica indicata, per la data dell’01/06 p.v., ai fini della riapertura delle attività relative alla cura della persona, quali parrucchieri, barbieri ed estetisti.
Riteniamo che la riapertura delle suindicate attività, in data anteriore a quella indicata, sia possibile, con il rafforzamento delle misure sanitarie prudenziali ed attraverso l’ausilio, sia per il personale addetto che per la clientela, dei dispositivi di sicurezza individuale (come già sostenuto nel precedente documento unitario del 18/4/2020), tenendo conto dell’esperienza pregressa già acquisita dagli addetti a tali settori in merito alle norme di salvaguardia dell’igiene e della sicurezza personale.
Evidenziamo, inoltre, che le attività di cura della persona sono da ritenersi di impulso e stimolo all’adozione da parte della collettività di norme di comportamento utili alla salvaguardia dell’igiene personale e, quindi, dovrebbero essere assimilati ai servizi essenziali.
Inoltre, la prolungata chiusura delle attività, della durata di quasi tre mesi, connessa all’allentamento delle disposizioni di distanziamento sociale, incentiverà l’esercizio in forma abusiva, presso i domicili privati della clientela, da parte di soggetti privi dei requisiti professionali, con conseguente danno economico e fiscale per l’Erario e, soprattutto, con l’aumento del rischio epidemico, stante l’impossibilità di adozione di qualsivoglia precauzione e prescrizione sanitaria.
Conoscendo la sua sensibilità, Le chiediamo di attivare tutte le misure di controllo e di repressione del fenomeno dell’abusivismo.
Infine, in considerazione degli enormi costi sopportati dalle aziende del settore della cura della persona ed al fine di evitare il pericolo di dissesti imprenditoriali, è urgente – conclude la nota – che la Regione Campania provveda ad approvare un ulteriore contributo, che si vada ad aggiungere a quello già previsto di 2mila euro, per tutte le imprese che non potranno riprendere l’attività.”