Università Telematica Pegaso, giovedì appena trascorso. Massimo D’Alema e Andrea Orlando (introdotti da Francesco Dinacci e Marco Sarracino, giovani segretari provinciali – rispettivamente – di Sinistra italiana e del PD e moderati/provocati da Simona Brandolini) presentano il n. 6/20018 di ItalianiEuropei, «Trent’anni dalla caduta del muro. Le promesse mancate della democrazia». Sottotesto: di là non si stava bene, ma nemmeno di qua siamo molto in salute, tuttavia – al solito – cascammo nella trappola dell’«ora lo sviluppo economico e il liberalismo politico risolveranno magicamente i problemi». Invece su ambiente, precarizzazione del lavoro, aumentate diseguaglianze sociali, arrancare del Mezzogiorno, manipolazione telematica delle identità personali, siamo tornati indietro. D’Alema vola alto, da intellettuale ormai lontano dalla politique politicienne e nota che ci sono Paesi del mondo che dalla globalizzazione hanno tratto vantaggio e i problemi emergono per le democrazie occidentali. Orlando lo segue su questo terreno, da entrambi però un sostegno a Zingaretti e un invito ai Cinque Stelle a fare una scelta di campo.
Nell’aula magna strapiena solo posti in piedi. Si vedono Bassolino e signora, Cennamo, Guido De Martino, Annunziata, sul finire Mancuso, intellettuali d’area (Paolozzi, Mazzarella), prestigiosi professionisti (Siniscalchi), un sindacalista (Gravano). Di altri il corsivista non sa, non conosce tutti. L’età media è parecchio alta, il clima da riunione di combattenti e reduci, ma c’è voglia di unità in un partito rinnovato e radicato a sinistra. La partita vera (elezioni suppletive in un collegio senatoriale, regione Campania, più in là Comune di Napoli) si gioca in realtà fuori di qui e l’esito non è incoraggiante.