Una giovane architetta di 30 anni, ha scritto una lettera al nostro giornale. È una dei partecipanti al concorsone bandito dalla Regione Campania che è appena stato sospeso. La professionista aveva superato la terribile prova preselettiva e lunedì aveva sostenuto la seconda selezione per il profilo tcd che riguarda architetti e ingegneri. In quella occasione su 600 persone solo 59 hanno superato la soglia di sbarramento su 170 profili ricercati. E qui la prima delusione. Poi neanche 24 ore dopo la notizia della sospensione del concorso. Le sue sono parole dure che rappresentano una intera generazione.

In questi ultimi 5 mesi, a cavallo tra gravidanza e maternità, mi sono ritrovata a partecipare a tre procedure concorsuali. Le aspettavo da 7 anni, sono capitate proprio nel periodo più burrascoso della mia vita, quello che più avrei voluto godere a pieno, ma, vabbè, abbiamo superato tante cose, supereremo anche questo. Ci chiedete tutti perché desideriamo così tanto “il posto fisso”: ferie pagate, malattie, mutui, maternità,…Quelli che un tempo abbiamo conquistato come diritti, ora ci sembrano utopie.E ce lo chiedete pure?

Ho incrociato in questi giorni centinaia di ragazzi e ragazze come me, mamme con panze, mamme con bimbi, papà affannati, coppie “che si vogliono sistemare”, napoletani che hanno deciso di rimanere, napoletani che vogliono tornare, chi ha studiato tanto, chi ha studiato in treno al ritorno dal lavoro, chi sul cesso, chi cullando un passeggino.Vorrei abbracciarvi tutti, meritiamo tutti la stabilità e la sicurezza che sogniamo (tanto da scambiarla spesso per felicità)…e invece no…

È ufficiale ormai che, per la mia categoria, su circa 170 posti disponibili, a causa di una soglia di sbarramento, solo 59 persone abbiano superato la stringente prova selettiva cui la Regione Campania ha deciso di sottoporci. Evidentemente non esistono in questa regione 170 architetti o ingegneri tanto capaci, brillanti e geniali da meritare un fantastico posto di lavoro al comune di RoccaNonsisaDove. Siamo la generazione del ‘non siete abbastanza per…’: non siamo abbastanza per avere il lavoro che vogliamo, non siamo mai abbastanza per avere il lavoro per cui abbiamo studiato, non siamo abbastanza per meritare quello che dovremmo avere di diritto.

Poi la sospensione del concorso, l’ennesima presa in giro per chi ha investito tempo a studiare nella baroanda quotidiana, tra un lavoro e l’altro, tra una corsa e l’altra che è avere 30 anni nel 2020. Una sospensione a una fase preselettiva che non ti assicura un posto di lavoro ma ti rimette solo sulla linea di partenza di un concorso che, solo dopo una serie infinita di prove, di darà forse un posto di lavoro. E allora avanti, si chiudono questi libri e se ne aprono altri, però, per favore, quando parlate di noi trentenni del 2020, sciacquatevi la bocca, perché di noi non sapete proprio niente.