Stiamo tutti vivendo giorni molto complicati, nei quali si intensificano i rapporti personali e ci troviamo a condividere per molto tempo ogni spazio della casa. Non siamo abituati a passare tante ore in famiglia o con il partner. Dobbiamo sviluppare nuove capacità per adattarci a relazioni interpersonali completamente diverse dalla nostra routine. Il compagno che prima vedevamo poche ore al giorno adesso è una presenza fissa; un genitore, con il quale condividevamo magari l’ultima parte della giornata, ora ce lo ritroviamo in ogni angolo della casa, semplicemente il sentire di non avere uno spazio e del tempo solo nostro. “E se questo da un lato ci destabilizza – spiega Fausta Nasti, psicologa e psicoterapeuta (nella foto) – dall’altro può rappresentare una grande opportunità. Le reazioni di ansia e stress che stiamo avendo in questo momento sono normali. È l’evento che è straordinario non le nostre reazioni”.

Quale sentimento prevale in questa fase?
“La paura. È un’emozione che chiaramente attraversa tutti ma a livelli diversi. La paura è un sentimento che permette di proteggerci, ma se lo proviamo per troppo tempo, prende il sopravvento portandoci ad avere comportamenti irrazionali”.

Assistiamo a un uso spropositato dei social. Perché abbiamo così paura di trovarci da soli con noi stessi?
“Ci sentiamo più vulnerabili da soli, soprattutto ora che non abbiamo il controllo della situazione. L’uso dei social evidenzia un bisogno di vicinanza con l’altro e l’esigenza di sentirsi parte di un’unica rete”.

Perché fatichiamo a chiedere aiuto?
“Noi siamo le nostre abitudini, stare a contatto con una comunità lavorativa ci permette di pensare poco alle nostre emozioni. In questo momento i vuoti che sentiamo ci permettono di mettere a fuoco aree che normalmente trascuriamo”.

C’è stato un aumento di pazienti?
“Sì. C’è una richiesta di aiuto molto alta dettata da questa nuova condizione. Cambiano le modalità della seduta, ma in questo momento dobbiamo sviluppare capacità di adattamento”.

Può suggerirci tre comportamenti da non adottare?
“Non dobbiamo smettere di prenderci cura della nostra persona. Non dobbiamo cercare in modo compulsivo notizie. La mancanza di fisicità crea aggressività, dobbiamo evitare conflitti e discussioni dovute allo stress e alla nostra libertà limitata”.

E tre comportamenti che potrebbero aiutarci?
“Rivedere le nostre priorità ed essere centrati su noi stessi. Sentire che in questo momento di emergenza tutti abbiamo un ruolo attivo e non passivo. Restare a casa, per esempio, è un gesto con il quale attivamente contribuiamo alla lotta contro il virus. Importante praticare attività fisica, seppure con tutte le limitazioni del caso”.

Sul piano emotivo quanto ci cambierà il momento che stiamo vivendo?
“Chi ha sviluppato ansia dovrebbe ritornare nel giro di poco tempo alla situazione precedente al virus. Per chi svilupperà un disturbo post traumatico da stress invece sarà necessario un supporto psicologico, ma tutto dipende dalla condizione psicologica di partenza”.