Un progetto di riqualificazione di una vasta area, la superiore, del Parco Virgiliano a Posillipo si presenta oggi nella sede dell’ Unione Industriali di Napoli a piazza dei Martiri. Si chiama “Verde sulla città”, sostenuto dall’Associazione Premio GreenCare Aps e il comitato Salviamo il Parco Virgiliano, in collaborazione con il Fai Napoli e Campania, che ha condotto la sua campagna ottenendo le firme per riconoscere il Parco, aperto nel 1931 e realizzato a verde nel 1936 da Pietro Porcinai, un “Luogo del cuore”. Una mattinata predisposta al confronto e alla informazione quella che la sala D’Amato accoglie, aprendo ai cittadini che hanno interesse alla riqualificazione del meraviglioso, suggestivo spazio verde che occupa la punta di Capo Posillipo, una superficie di 92.000 metri quadrati a 150 metri sul mare. L’evento punta dritto al suo scopo: ridare al Parco la sua dignità, ripristinando il patrimonio vegetale danneggiato da varie concause, non ultima la mancata manutenzione. Non solo parole. A fare squadra i nuovi mecenati, società e uomini virtuosi: Ferrarelle S.p.A., Gianfranco D’Amato, Caronte S.p.A. e Lello Caldarelli, che a puro titolo liberale erogano 250.000 euro per la realizzazione del progetto di recupero, progetto redatto a titolo gratuito da professionisti del settore, gli agronomi Antonio Di Gennaro, Claudia Loffredo e Vincenzo Topa con l’architetto Andrea Pane.

Anche il FAI ha destinato una quota di 15.000 euro, a chiosare una pagina di sistema della illuminata società civile. Cosa si attende: il progetto, presentato nel mese di ottobre 2019 al Comune e dallo stesso girato, per trasmissione obbligatoria ad ottenerne il parere vincolante, alla Soprintendenza competente, attende le autorizzazioni necessarie a procedere. Intanto nel Parco si vedono alcuni interventi che lasciano pensare alla loro provvisorietà. Un esempio: lungo il viale principale, depositati in vaso si presume per essere velocemente piantumati, alcuni giovani arbusti di lauro ceraso, i più riversi a terra e in essiccamento, saltano alla vista dei frequentatori amanti del parco, riaperto dopo l’abbattimento dei filari di alberi ad alto fusto, pini e lecci, eseguito poco tempo fa, per pubblica incolumità, con atto disposto dal Comune di Napoli. L’amministrazione comunale pare disponga di un finanziamento di cinque milioni di euro per interventi sui beni afferenti l’ente locale, una somma forse insufficiente per tutte le emergenze che possono intervenire a mutare i progetti stesi secondo uno studio sequenziale di interventi a farsi sul vasto territorio urbano, tuttavia da amministrare con un saggio disegno per obiettivi.

Conoscerli significherebbe poter contribuire, come in questo caso, alla loro soluzione con la partecipazione della comunità attiva. Ed è sempre su questo tema che domani alle 16 si terrà, nella sala consiliare “Silvia Ruotolo” della sede del Vomero della V Municipalità, un incontro su “Primo rapporto sul verde urbano della città di Napoli”, promosso da Maria Teresa Ercolanese, presidente del comitato Gazebo Verde Napoli. Gli interventi sulla criticità sono dell’agronomo Giuseppe Esposito, consulente Asl Napoli 1, uno sguardo sulla storia del verde cittadino nel racconto della sottoscritta, a seguire Emma Buondonno del dipartimento di Architettura della Federico II che mantiene alta l’attenzione degli studenti sui problemi di recupero delle aree cittadine storicamente dedicate al verde; a conferma delle esperienze e delle buone pratiche, a giusta ragione parla proprio Benedetta De Falco, Premio GreenCare Aps. Tante le associazioni interessate che arricchiranno il pomeriggio di giovedì con il loro contributo di azione sul territorio: Mediterraneo ETS, K.Marin, Terra Dea, Parco Robinson, una partecipazione fitta che conferma la forte attenzione al sistema del verde, così trascurato eppure monumentale e nello stesso tempo necessario per la nostra vita come nessun’altra bellezza, frutto dell’ingegno dell’uomo.

Nella sede pubblica sono chiamati al dibattito rappresentanti delle due Istituzioni sul territorio, Diego Venanzoni, consigliere comunale, e Fulvio Bonavitacola, assessore all’Ambiente e vice presidente della Regione Campania. Risposte? Basteranno le buone intenzioni, purchè ne seguano le azioni, ci attendiamo calendarizzate secondo principi di concreta fattibilità da condividere. Un’assenza? Lo Stato attraverso la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli e il Polo Museale della Campania, presenti anche se assenti nella predisposizione ministeriale alla tutela delle aree storiche e artistiche come del paesaggio. Bisogna che ciascun ente, attraverso i suoi rappresentanti, faccia la sua parte, in maniera corale e non ostativa, con prudenza verso un patrimonio condiviso. Così potremo riappropriarci anche dei canti degli uccelli, i procreatori della musica, secondo teorie di Zoomusicologia ormai diffuse dal 1983 da Francois Bernard Màche in Musica-Mito-Natura. Effigiando note sugli spartiti, i musicisti dagli esordi (come dimenticare Titiro che suonava un piccolo flauto nelle virgiliane Bucoliche) hanno cercato di emulare il canto degli uccelli, da Bach a Vivaldi e poi Respighi, con flauti e clavicembali e anche con la voce dei castrati, come Farinelli che ne studia le arie appuntandole in un poco noto trattato del 1753. Tempi lontani, perché difficile oggi è ascoltare un usignolo come sentire qualcuno che canti come un usignolo.