Sembrava che la crisi fosse finalmente alle spalle. Dopo tre successi di fila – contro la Lazio in Coppa Italia e poi contro la Juventus e la Sampdoria in campionato – il Napoli sembrava essersi messo alle spalle mesi di prestazioni opache e aver ripreso la cavalcata verso la qualificazione alla prossima Europa League e, perché no, alla Champions.

Invece domenica è arrivato l’ennesimo stop, l’ennesima gara sotto tono conclusasi poi con una clamorosa sconfitta casalinga per mano del Lecce (non proprio il Real Madrid, insomma). E così il 3-2 patito per mano della squadra pugliese ha rimesso tutto in discussione: le strategie della società, la nuova leadership di Rino Gattuso, le motivazioni dei calciatori. Dopo circa 30 minuti di buon calcio, caratterizzati da diverse occasioni per andare in vantaggio, al Napoli è bastato subire il primo gol di Lapadula per sciogliersi come neve al sole. Incassato il colpo, la squadra azzurra si è mostrata incapace di reagire.

E poco importa che l’arbitro abbia negato ai ragazzi di Gattuso un rigore solare per un fallo in area su Milik: al netto degli errori dei direttori di gara, che finora hanno condizionato non poco il campionato del Napoli, la squadra trasmette una sensazione di scarsa compattezza, poca convinzione, cattiveria agonistica prossima allo zero. Com’è possibile? Gattupso sta tentando in tutti i modi di riportare i calciatori nella migliore condizione fisica e mentale in vista della seconda parte del campionato. L’obiettivo, fino a questo momento, non è stato centrato. Anzi, al Napoli mancano proprio brillantezza a livello atletico e concentrazione nei propri mezzi. Due aspetti decisivi sui quali Gattuso dovrà continuare a lavorare e sui quali il Riformista ha raccolto il parere di due esperti.