È una mappa degli sprechi quella tracciata dal bilancio annuale della Procura generale della Corte dei Conti della Campania in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario che si apre oggi. È la mappa dei soldi pubblici andati dispersi perché sprecati, non riscossi o spesi in misura superiore a quella dovuta, degli illeciti contabili e della mala gestio della cosa pubblica. Insomma un panorama vasto che spinge il procuratore regionale Antonio Ciaramella a parlare di “diffuse illiceità amministrative”. Uno degli aspetti più critici riguarda la “disattenzione per le entrate pubbliche da parte degli amministratori pubblici”. Il riferimento è al mancato incasso di canoni, multe e tributi. “Si pensa sempre che ci sarà qualcuno che provvederà a fornire le risorse”, afferma il procuratore regionale puntando l’attenzione sugli effetti negativi di tali comportanti. “Ci sono amministratori che provocano il dissesto di enti locali e alla fine chi ne paga le conseguenze sono i cittadini”, aggiunge spiegando come una cattiva gestione di beni pubblici si traduca in una minore qualità e quantità dei servizi offerti ai cittadini.

Spicca, nel bilancio della magistratura contabile, il danno erariale di oltre 38 milioni di euro subìto dal Comune di Napoli per il mancato incasso, negli ultimi dieci anni, di canoni relativi all’affidamento in concessione del servizio di illuminazione votiva nei cimiteri del Comune. Soldi che non essendo stati riscossi hanno comportato minori entrate per il bilancio comunale. A ciò si aggiunge un danno pari a circa 600mila euro per omesso versamento dei proventi del gioco del lotto da parte di concessionari di punti di raccolta. E ancora un danno per circa 2 milioni di euro derivato dalla perdita di valore della partecipazione da parte del Comune di Napoli nella società di trasformazione urbana Bagnolifutura spa a seguito del fallimento della stessa e “a causa anche del comportamento di rappresentanti del socio pubblico” precisano gli inquirenti contabili.

In tema di partecipate pubbliche, regionali e comunali, il procuratore ha sottolineato come l’attività della Procura della Corte dei Conti si sia soffermata soprattutto su “società decotte”, “in stato comatoso”, tenute in vita solo per il vantaggio dei dirigenti. “L’amministratore pubblico deve essere più cogente rispetto alla dismissione delle partecipate, ma si tratta di valutazioni di tipo più politico che giudiziario” aggiunge Ciaramella. Il bilancio del 2019 è stato nel complesso positivo, non solo sul piano della repressione ma in un’ottica di prevenzione. “L’azione della Corte dei Conti ha spesso anche un effetto deterrente maggiore di quello della giustizia penale” spiega Ciaramella. Di recente è aumentata la collaborazione dei cittadini, molte inchieste sono nate da esposti di privati o inchieste giornalistiche. Nel 2019 si sono contate 4751 denunce con notizie di danno e sono stati 1283 i procedimenti istruttori avviati. Un risultato definito “eroico” dal procuratore regionale, tenendo conto che alla Corte dei Conti della Campania sono in servizio solo 6 magistrati, compreso lo stesso procuratore regionale. I dati del bilancio sono stati illustrati anche dal viceprocuratore generale Licia Centro, dal vice procuratore generale Francesco Vitiello e dal sostituto procuratore Davide Vitale. Determinante il contributo del nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di finanza guidati dal comandante Domenico Napolitano e del gruppo tutela spesa pubblica guidati dal tenente colonnello Filippo D’Albore. Nell’ultimo anno sono stati emessi 108 inviti a dedurre e oltre 400 amministratori e funzionari pubblici ne sono stati i destinatari. Sono state 86 le citazioni e numerose le domande di sequestro conservativo.

Nel complesso sono state chieste condanne per un ammontare complessivo di oltre 90 milioni di euro, con una percentuale di condanne pari al 60% delle citazioni. Le richieste di istruttoria sono state 614 e si sono articolate attraverso indagini dirette, audizioni di persone informate dei fatti e istruttorie delegate alle forze di polizia. Sotto i riflettori sono finiti capitoli come spesa pubblica, regolarità degli appalti, erogazione di contributi pubblici a soggetti privati, uso di finanziamenti, mancato utilizzo e manutenzione di beni pubblici. L’esecuzione delle sentenze definitive di condanna ha consentito, nel solo 2019, di far recuperare alle casse pubbliche 5 milioni e 140mila euro. Numerose anche le archiviazioni: in totale sono stati 2415 i provvedimenti di archiviazione immediata e 1315 quelli a seguito di istruttoria. E dal 2020 una nuova materia si aggiunge a quelle all’attenzione della magistratura contabile: si tratta dei danni erariali da indebita percezione del reddito di cittadinanza. Sono stati già emessi 13 inviti a dedurre e tra ieri e i giorni scorsi sono state notificate sei citazioni. E pende un appello della Procura, dopo l’assoluzione del primo giudice, un procedimento per un danno di oltre 4 milioni di euro che sarebbe stato subìto dal Ministero dei beni culturali a causa del mancato investimento in promozione e programmazione di eventi culturali da parte del concessionario per la gestione dei servizi di biglietteria e altri servizi in vari siti museali di Napoli.